2 agosto 2013 / 06:34 / 4 anni fa

PUNTO 3-Telecom Italia, non serve aumento capitale, ma titolo cala

(Aggiune dettagli da conference call)

di Stefano Rebaudo

MILANO, 2 agosto (Reuters) - Telecom Italia prova a rassicurare il mercato sul fatto che un aumento di capitale non è necessario e che i target, in particolare quello sul debito, prima garanzia del mantenimento del rating, saranno raggiunti, ma il titolo resta sui minimi con un calo di circa il 4%.

“Le azioni intraprese saranno forti abbastanza da consentire il raggiungimento dei target”, ha detto il presidente esecutivo Franco Bernabè nella conference call, dopo aver garantito che per raggiungere gli obiettivi, non sarà necessario ricapitalizzare o vendere Tim Brasil.

Anche se, sul Brasile, non si esclude nulla.

“Al momento Tim Brasil è un core asset per noi, ma è chiaro che tutto ha un prezzo”, dice.

Una nota della società, prima dell‘apertura dei mercati ha annunciato un Ebitda in calo nel semestre e una revisione al ribasso del suo obiettivo sul 2013. Confermati gli altri target, incluso quello sul debito.

Bernabè, in scadenza la prossima primavera, è fiducioso nel fatto che la scadenza di fine settembre di Telco, holding di controllo della società, porterà a decisioni razionali e ritiene che non ci saranno sorprese.

Le azioni Telecom accelerano al ribasso nella tarda mattinata in un mercato che torna a vendere sui timori di aumento di capitale.

A metà pomeriggio perdono il 3,7% a 49,35 centesimi, con scambi poco oltre la media giornaliera.

RISULTATI DEBOLI, MA MIGLIORAMENTO IN SEM2

Secondo una nota della società, l‘Ebitda registra nel semestre un calo del 6,8% in termini organici e l‘obiettivo 2013 passa a calo “mid-single digit”, da “low-single digit”, con l‘Ebitda sul mercato domestico che passa a calo “high-single digit” da “mid-single digit”.

I ricavi domestici nel semestre calano del 10,4% a 8.104 milioni, l‘Ebitda del 13,2% a 3.824, per la debolezza dell‘economia e la forte pressione competitiva sui prezzi.

Sono confermati i target sui ricavi organici, attesi stabili nel 2013 e sul debito netto, a 27 miliardi a fine anno.

Telecom opera svalutazioni dell‘avviamento per 2,2 miliardi e chiude il semestre con una perdita netta di 1,4 miliardi.

I ricavi si attestano a 13,760 miliardi di euro, in calo del 2,7% in termini organici.

Per la seconda parte dell‘anno “la società attende un progressivo allentamento della pressione competitiva, un quadro regolatorio più stabile e un iniziale miglioramento dell‘andamento economico”, dice Bernabè nella nota.

TELECOM CERCA PARTNER PER MOBILE

“Si continueranno a valutare future occasioni di consolidamento nel mobile”, dice Bernabè nella nota.

La società ha interrotto recentemente le trattative per un‘integrazione con 3 Italia, controllata dal gruppo cinese Hutchison Whampoa, ma alcune fonti dicono che canali di comunicazione sono ancora aperti.

Diversi osservatori non escludono una fusione tra 3 Italia e Wind, quella che dovrebbe avere meno difficoltà sul fronte antitrust. Bernabè ritiene che, in materia di consolidamento, “in Italia succederà qualcosa in un futuro non distante”.

CON CDP CALA DEBITO, PIU’ INVESTIMENTI

“Confermiamo la nostra volontà di procedere celermente nello scorporo dell‘infrastruttura”, dice Bernabè nella nota.

Il possibile accordo di Telecom con la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) per l‘ingresso nel capitale di una futura società della rete avrà come impatto maggiore disponibilità per investimenti e una riduzione del debito del gruppo telefonico, aggiunge parlando agli analisti.

“In qualunque momento ci sarà l‘acquisto (di una quota della società della rete da parte di Cdp), e attualmente non abbiamo ancora un accordo in questo senso... l‘impatto sarà una riduzione del debito, perché la società della rete sarà consolidata, e un‘accelerazione degli investimenti nel medio e lungo termine”, ha detto Bernabè nella call.

SU TELCO BERNABE’ NON VEDE SORPRESE

Il presidente di Telecom non vede sorprese alla scadenza di fine settembre, quando si apre una finestra per l‘uscita dal patto di sindacato della holding Telco.

“La nostra politica dei dividendi non è legata a Telco”, dice Bernabè. E, sulla scadenza di fine settembre, “penso che qualunque decisione sarà razionale, non vedo sorprese su Telco”.

Telco, che detiene il 22,4% di Telecom Italia, è a sua volta partecipata da Telefonica (con il 46,18% del capitale), Intesa Sanpaolo (11,62%), Mediobanca (11,62%), e Generali (30,58%). Mediobanca e Generali hanno manifestato esplicitamente la volontà di uscire.

PER RISCHIO RATING INCERTEZZA BEI, FUTURI FINANZIAMENTI

L‘impatto di un declassamento del merito di credito da parte delle agenzie di rating sarebbe limitato su bond e debito bancario, mentre rimane incertezza per i prestiti della Bei e sui futuri finanziamenti, si legge nella nota.

Le emissioni obbligazionarie non contengono “covenant finanziari, né clausole che forzino il rimborso anticipato dei prestiti in funzione di eventi diversi dall‘insolvenza”.

Sul debito bancario che prevede meccanismi di adeguamento automatico, il declassamento di un ‘notch’ avrebbe un impatto di circa 11 milioni di euro in termini di maggiori oneri annui.

Per quanto riguarda i prestiti Bei (3,35 miliardi) è previsto un meccanismo che potrebbe obbligare Telecom a offire maggiori garanzie in caso di downgrade sotto ‘BBB-’ di S&P e ‘Baa3’ di Moody‘s. I rating sono su quel livello, S&P ha indicato un outlook stabile, Moody’s negativo.

Le ricadute di un eventuale downgrade su futuri rifinanziamenti o sui costi legati alla gestione del portafoglio dei derivati di copertura “non sono al momento stimabili”.

Per i comunicati integrali della società cliccare

(Redazione Milano,reutersitaly@thomsonreuters.com,+39 02 66129431, Reuters messaging: stefano.rebaudo.reuters.com@reuters.net)

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