31 luglio 2013 / 11:32 / tra 4 anni

PUNTO 2 - Debiti Pa, Senato spinge su banche e Cdp, Pd stima altri 25 mld

* Senato disciplina garanzia Stato su debiti di parte corrente

* Garanzia efficace solo se si trovano le coperture

* In caso di escussione lo Stato ha diritto di rivalsa (Aggiorna con riformulazione emendamento)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 31 luglio (Reuters) - Via libera unanime del Senato a un emendamento del Pd che ha l‘obiettivo di accelerare i rimborsi alle imprese creditrici della pubblica amministrazione facilitando la cessione delle fatture a banche e Cassa depositi e prestiti.

Il testo va ad integrare l‘articolo 11 del decreto con i primi interventi di sostegno all‘occupazione e, secondo quanto scrive in una nota il primo firmatario Giorgio Santini, può portare alla liquidazione di debiti commerciali per “altri 25 miliardi”.

Finora, infatti, il governo ha definito i termini per pagare alle imprese quasi 40 miliardi. Ai 20 del 2013 se ne sommeranno altri 19,8 miliardi nel 2014.

Il ministro dell‘Economia, Fabrizio Saccomanni, ha ipotizzato il pagamento di ulteriori 10 miliardi entro fine dicembre ma in forma diretta, senza cioè l‘intermediazione delle banche e attraverso l‘emissione di nuovo debito pubblico.

Il governo vuole rimborsare tutte le fatture pendenti da oltre 30-60 giorni -- in violazione della direttiva europea sui pagamenti -- entro il 2014, prima che il Fiscal compact renda più rigida la gestione del bilancio.

Con un‘economia ancora anemica, la maggioranza sta incalzando il governo perché attivi tutte le leve anticicliche a disposizione senza compromettere la solidità del bilancio.

L‘emendamento prevede che “i debiti di parte corrente delle pubbliche amministrazioni, diverse dallo Stato”, siano assistiti da una garanzia del Tesoro.

Il ministero dell‘Economia istituirà un fondo per la copertura degli oneri determinati dal rilascio della garanzia, che acquista efficacia solo “all‘atto dell‘individuazione delle risorse”.

TASSO DI SCONTO NON PUÒ SUPERARE IL 2%

In caso di escussione “è attribuito allo Stato il diritto di rivalsa sugli enti debitori”, prevede l‘emendamento.

La garanzia è limitata ai debiti di parte corrente per evitare che l‘indebitamento netto superi il 3% del Pil sia quest‘anno sia il prossimo, violando l‘impegno assunto dall‘Italia con l‘Europa al momento di uscire dalla procedura per deficit eccessivo.

Per ragioni contabili il rimborso dei debiti di parte corrente aumenta solo il debito pubblico, senza incidere sull‘indebitamento netto. Il rimborso delle fatture relative alle spese in conto capitale aumenta sia il deficit sia il debito.

Con il voto di oggi il Senato ha recepito nei fatti una proposta formulata a fine giugno dal presidente della Cdp, Franco Bassanini, che ha proposto di rafforzare il canale dei rimborsi indiretti attraverso le banche.

L‘emendamento consente alle imprese di cedere il credito, certificato e assistito dalla garanzia dello Stato, “ad una banca o ad un intermediario finanziario, anche sulla base di apposite convenzioni quadro”. Il tasso di sconto non può superare “il 2% dell‘ammontare del credito”.

Una prima formulazione faceva esplicito riferimento alla Cassa depositi e prestiti ma la commissione Bilancio ha suggerito di riscrivere l‘emendamento e Santini non si è opposto. La versione originaria autorizzava la Cdp ad operare anche “in deroga” alle disposizioni di legge.

Avvenuta la cessione del credito, l‘amministrazione debitrice potrà richiedere la ristrutturazione del debito con un “piano di ammortamento, comprensivo di quota capitale e quota interessi, di durata fino a un massimo di 5 anni, rilasciando delegazione di pagamento o altra simile garanzia a valere sulle entrate di bilancio”.

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