PUNTO 1 - Governo, Kyenge: minacce tutti giorni. Chieste dimissioni Calderoli

lunedì 15 luglio 2013 12:47
 

(Aggiunge Giovannini e contesto in coda)

ROMA, 15 luglio (Reuters) - Dopo che due giorni fa il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli ha definito la ministra dell'integrazione un "orango", per poi scusarsi, Cécile Kyenge ha rivelato di ricevere minacce tutti i giorni, pur affermando che l'Italia non è un paese razzista.

Intanto la vicenda, criticata anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha provocato numerose richieste di dimissioni di Calderoli da vicepresidente dell'emiciclo di Palazzo Madama.

"Quotidianamente, con ogni mezzo. Lettere, email, telefonate", ha risposto Kyenge, 49 anni, originaria della Repubblica democratica del Congo, alla domanda se riceva minacce.

"Le più terribili sono online, anche minacce di morte. Non c'è ancora una legge, e invece servirebbe. L'istigazione al razzismo sta diventando man mano istigazione alla violenza. Vale per tutti, penso agli attacchi che riceve la comunità ebraica. Dobbiamo lavorarci", ha detto la ministra, aggiungendo di aver ricevuto anche minacce fisiche.

Secondo Kyenge, il primo obiettivo delle minacce "sono le donne. Al di là della provenienza politica", il secondo "la diversità. La pelle nera come la mia attira maggiormente l'attenzione". Ma per il primo ministro di origine africana di un governo italiano il Paese "non è razzista". "In tutti i territori che visito, non ci sono solo stranieri a ricevermi, ma comunità intere, anziani, tantissimi bambini, che vogliono toccarmi, farsi fotografare con me".

La ministra non si esprime direttamente sulle dimissioni di Calderoli - chieste per esempio oggi in prima pagina dall'Unità, quotidiano del Pd - ma dice che "se non è in grado di tradurre un disagio in un linguaggio anche duro, ma corretto, bisogna fose dare il suo incarico a chi è capace di farlo".

Già ieri il presidente del Consiglio, Enrico Letta, aveva definito le parole di Calderoli "inaccettabili", mentre il Quirinale aveva fatto trapelare lo sdegno di Napolitano per quella che definisce una "tendenza all'imbarbarimento delle vita civile".

Oggi è il ministro del Welfare, Enrico Giovannini, che difende la collega di governo aprendo il suo intervento al Cnel in occasione di un convegno sul lavoro degli immigrati.   Continua...