10 luglio 2013 / 07:24 / 4 anni fa

MARKET VIEW 3 - La comunità economico-finanziaria dopo il taglio S&P

(Aggiunge commenti)

MILANO, 10 luglio (Reuters) - Ieri sera Standard & Poor’s ha abbassato il rating dell‘Italia a BBB da BBB+, portandolo a due soli notch dal livello junk.

L‘outlook rimane negativo, riflettendo una possibilità su tre di un nuovo downgrade nel 2013 o nel 2014, spiega l‘agenzia di rating.

A pesare sulla decisione di S&P sono soprattutto due fattori: l‘ulteriore indebolimento dell‘economia e la mancata trasmissione sull‘economia reale della politica monetaria espansiva della Bce con i tassi dei prestiti alle imprese che rimangono ben sopra i livelli pre-crisi.

Aperture deboli per Borsa e titoli di stato, con l‘indice Ftse Mib in calo di 0,5% in apertura e lo spread sui rendimenti dei decennali tedeschi che si allarga a 285 punti base ai primi scambi. Il rendimento del Btp a 10 anni sale a 4,48%.

Di seguito alcuni commenti da parte di esponenti della comunità economico-finanziaria.

INTESA SANPAOLO, da nota flash ufficio studi

”La mossa non è inattesa, dato il peggioramento delle stime sull‘andamento dell‘economia reale.

L‘annuncio di S&P è coinciso con l‘impennata delle tensioni politiche connesse alle vicende giudiziarie del leader del PDL, Berlusconi, che rappresentano un rischio molto più rilevante per la stabilità”.

RICCARDO BARBIERI, Mizuho International

“Queste decisioni sono sempre un po’ sorprendenti per quel che riguarda i tempi. È vero che molti previsori hanno abbassato le loro stime di crescita sull‘Italia e il taglio di rating si può giustificare in questo senso, visto anche che il miglioramento degli indicatori congiunturali è stato inferiore a quanto sperato. D‘altra parte l‘Italia è passata per mesi di stallo politico, allungamento della recessione e incertezza sulle politiche fiscali: quindi sorprende che il taglio sia stato fatto adesso e non qualche mese fa, o più avanti, per vedere se i piccoli segnali attuali di miglioramento economico fossero confermati. Tanto più che il governo Letta ha detto chiaramente che il vincolo del 3% verrà rispettato, nè si può dire che ci fossero grandi aspettative sul governo Letta, che da subito è apparso come un esecutivo di galleggiamento. Detto ciò, le preoccupazioni di S&P sull‘arresto del processo di riforme strutturali in Italia, sul potenziale di crescita che rimane basso e sulla dinamica del debito pubblico, almeno da parte mia sono condivisibili”.

FAUSTO ARTONI, gestore fondi Azimut

“La reazione della borsa è molto contenuta e limitata alle banche italiane che scendono di più rispetto a quelle europee. Quello che più mi ha colpito è stato l‘andamento anomalo del Btp ieri che ha chiuso in calo, a fronte del Bund che saliva e anche l‘equity italiano ha iniziato a scendere nel pomeriggio, mentre il Dax guadagnava l‘1%. La sensazione che ci sia stato dell‘insider è molto forte. Ogni volta che c‘è un downgrade sull‘Italia si vedono movimenti anomali sul Btp e sull‘equity. Secondo me è palese che la fuga di notizie ieri si verificata”.

NICHOLAS SPIRO, Spiro Sovereign Strategy

Gli investitori non hanno bisogno che le agenzie di rating ricordino loro che l‘economia italiana naviga in cattive acque, ma il downgrade fa assumere maggior rilievo al prolungarsi della recessione in Italia.

Le piccole e medie imprese italiane non sono riuscite a beneficiare della politica accomodante della Bce e le prospettive di riforme strutturali che spingano la crescita sono sconfortanti.

Il premier Letta deve ora fare i conti con un ulteriore deterioramento della credibilità italiana.

ERIK JONES, docente di studi europei, Sais Bologna

Le agenzie di rating si sono svegliate all‘evidenza che l‘Italia non rispetterà i target di deficit. Politicamente arriva in un momento di alta tensione nella coalizione sulle politiche fiscali.

Farà scattare campanelli d‘allarme in Europa.

Non penso che i mercati reagiranno in modo forte dato che le grandi decisioni politiche arriveranno a inizio autunno. Ma è una mossa significativa e creerà un certo rumore per alcuni giorni.

ELIA LATTUGA, strategist UniCredit (da nota)

” I motivi del taglio sembrano guardare più all‘indietro che al futuro, anche la tempistica è sorprendente. Non c‘è un chiaro elemento scatenante, specialmente se si tiene conto degli ultimi dati macro che confermano la prospettiva che si possa vedere una fine della recessione entro fine anno.

In un momento come quello attuale, subito prima della tornata delle aste di metà mese e in un mercato tendenzialmente poco liquido come quello estivo, dovrebbe causare volatilità nel breve termine. Qualsiasi sell-off va a nostro parere considerato un‘opportunità di acquisto.

Il downgrade non farà scattare alcun aumento dello ‘haircut’ da applicare ai titoli che la Bce accetta come collaterale delle operazioni di rifinanziamanto.

Il taglio del rating potrebbe causare un appiattimento del segmento 10/30 anni sulla curva dei rendimenti, di recente particolarmente inclinata in ragione della buona performance del decennale.

Nel medio termine riteniamo che la mossa di S&P abbia un impatto molto limitato sui rendimenti e sullo spread nei confronti del Bund... siamo anzi del parere che lo spread si restringa e il rendimento dei Bund si muova al rialzo”.

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