Debiti Pa, ulteriori rimborsi con garanzia Stato e ruolo Cdp- Bassanini

martedì 21 maggio 2013 17:37
 

ROMA, 21 maggio (Reuters) - Il pagamento di ulteriori tranche di debiti commerciali della PA, dopo i 40 miliardi già previsti nel decreto governativo, potrebbe prevedere in autunno un meccanismo che associ la garanzia dello Stato ad un ruolo di garanzia sussidiaria della Cdp per importi limitati.

Lo ha spiegato il presidente della Cassa Franco Bassanini, a margine di un convegno dell'Abi.

"Il meccanismo prevede che sui debiti scaduti e certificati venga messa la garanzia dello Stato. Il sistema bancario è disponibile ad acquistare questi crediti e quindi a fornire liquidità alle imprese", ha spiegato Bassanini.

"Essendo crediti garantiti dallo Stato, questi miglioreranno la qualità del credito delle banche. Le pubbliche amministrazioni che hanno ormai come creditore la banca a questo punto negoziano la ristrutturazione del credito su base triennale, quinquennale o secondo le esigenze", ha aggiunto.

A questo punto - spiega Bassanini - può intervenire, se serve, la Cassa depositi con un limite annuo determinato.

"Nel caso si verifichino delle morosità, la banca avrebbe facoltà di cedere il credito garantito dallo Stato - sulla base di una convenzione Cdp-Abi - entro un tetto annuo (per esempio 3-4 miliardi) e la Cassa sarebbe autorizzata a ristrutturare il credito su un periodo più lungo, anche avvalendosi del meccanismo della delegazione di pagamento".

Il meccanismo di rimborso ulteriore dei debiti Pa verrà determinato con l'applicazione all'articolo 7 del decreto che ha fissato i termini per liquidare i primi 40 miliardi in due anni.

Attraverso la Legge di stabilità per il 2014, il governo dovrà disciplinare il pagamento, "mediante assegnazione di titoli di Stato", dei debiti oggetto di cessione pro soluto a banche e intermediari finanziari.

Secondo l'Abi, i crediti già comprati dalle banche con la formula pro soluto (l'impresa non conserva alcun rischio di credito) e come tali già inclusi nel debito, ammonterebbero a 11 miliardi. I crediti ceduti pro solvendo (l'impresa mantiene un'obbligazione giuridica) avrebbero un valore di 6 miliardi.

Un emendamento già approvato modifica l'articolo 7 e autorizza il Tesoro a liquidare le banche anche attraverso "operazioni finanziarie" e non solo con titoli.

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