16 maggio 2013 / 14:29 / 4 anni fa

Governo, nuovo scontro Pd-Pdl su ineleggibilità Berlusconi

* Polemica su intervista capogruppo Pd Senato Zanda

* Per Pdl si mette a rischio governo

* M5S chiede di votare subito provvedimento

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 16 maggio (Reuters) - A meno di una settimana sulle polemiche tra Pd e Pdl per la manifestazione di Brescia del centrodestra in sostegno a Silvio Berlusconi, che hanno poi portato il governo a "vietare" uscite dei suoi ministri anche in vista delle elezioni amministrative, i due partner di maggioranza tornano a scontrarsi sull'ex premier e sulla sua presunta ineleggibilità.

La questione potrebbe approdare alla Giunta per le elezioni del Senato, dove è eletto Berlusconi, ma la prossima riunione, prevista per martedì, sarà dedicata all'elezione del nuovo presidente, che in teoria dovrebbe andare all'opposizione.

In un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano cattolico "Avvenire", in cui ha chiesto anche le dimissioni dell'inquisito Roberto Formigoni dalla presidenza della commissione Agricoltura del Senato, il capogruppo Pd Luigi Zanda ha detto che Berlusconi è ineleggibile in quanto principale azionista di Mediaset , concessionaria di frequenze pubbliche tv.

"Secondo la legge italiana Silvio Berlusconi, in quanto concessionario, non è eleggibile. È ridicolo che l'ineleggibilità colpisca (Fedele) Confalonieri e non lui", ha detto l'esponente Pd, aggiungendo poi che il Cavaliere non avrebbe i requisiti morali per essere nominato senatore a vita.

Le dichiarazioni di Zanda sono state contestate da esponenti Pdl, che lo hanno definito un colpo contro il governo presieduto dal Pd Enrico Letta.

"L'intervista del presidente Zanda non facilita il compito del governo Letta", ha detto il capogruppo a Palazzo Madama del Pdl, Renato Schifani. "Spiace che torni a ribadire... la sua opinione personale sull'ineleggibilità di Berlusconi contraddicendo i pronunciamenti più volte espressi dalla competente giunta parlamentare in materia".

"Così facendo... non si aiuta il processo di pacificazione in atto e si rischia di porre dei paletti invalicabili alla riuscita dell'esecutivo".

"Zanda o c'è o ci fa - ha detto invece in un tweet il parlamentare del Pdl ed ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini - accetta l'alleanza con il Pdl e poi chiede l'ineleggibilità per il suo leader. Non è coerente, né serio".

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M5S CHIEDE A ZANDA DI "PASSARE AI FATTI"

"Si sta montando un caso con accuse pretestuose da parte di vari esponenti del Pdl contro il capogruppo Pd in Senato", ha risposto dalle fila democratiche il capogruppo in commissione Bilancio del Senato Giorgio Santini.

"Sono state espresse delle valutazioni che non hanno nulla a che fare con la tenuta del governo e minacciare ripercussioni sull'esecutivo... rappresenta un atto di irresponsabilità".

Ha detto invece su Facebook Vito Crimi, capogruppo del M5s al Senato: "Dal primo giorno di questa legislatura abbiamo posto il tema dell'ineleggibilità di Berlusconi e dei suoi legali in relazione alla legge sul conflitto d'interessi del 1957".

Crimi vuole che si passi dalle parole ai fatti: "Nella prima riunione della Giunta per le elezioni, convocata per martedì si metta immediatamente all'ordine del giorno l'ineleggibilità di Berlusconi".

In teoria Berlusconi, eletto per la prima volta al Parlamento nel 1994 e quattro volte premier, potrebbe essere estromesso dal seggio, se il Pd unisse i suoi voti a quelli del M5s, determinante al Senato, anche se i costituzionalisti fin qui sono apparsi divisi.

Ma il partito di centrosinistra finora non ha mai affrontato direttamente la questione, e anzi ha presentato il 15 marzo una proposta di modifica dell'articolo 21 della Costituzione, firmata proprio da Zanda. Una procedura costituzionale richiederebbe tempi lunghi e una maggioranza qualificata.

E a fine aprile, la richiesta del M5s di votare l'ineleggibilità di Berlusconi è stata respinta senza dubbi da Francesco Boccia, presidente Pd della commissione Bilancio della Camera e vicino al premier Letta.

"Non è una priorità ma un modo per continuare a fare propaganda", ha detto Boccia definendo la norma "una bufala".

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