Italia, nuovo governo non ha immediate implicazioni su rating- S&P's

lunedì 29 aprile 2013 19:08
 

MILANO, 29 aprile (Reuters) - Standard & Poor Ratings Services ha detto oggi che la formazione di un governo di coalizione tripartitico guidato dal primo ministro Enrico Letta non ha di per sé implicazioni immediate sui rating sovrani nella Repubblica d'Italia. L'Italia ha per S&P's rating 'BBB+' con outlook negativo sul lungo termine e 'A -2' sul breve termine.

Lo dice una nota dell'agenzia.

"Non è ancora chiaro se la coalizione di governo sarà in grado di attuare riforme che favoriscano la crescita. Le osservazioni iniziali dal primo ministro Letta suggeriscono l'intenzione di rallentare, ma non invertire, il ritmo del consolidamento fiscale" dice la nota.

"Comprendiamo anche che il sistema elettorale può essere riformato, il che potrebbe, a nostro avviso, rafforzare la capacità di futuri governi ad agire".

Con un debito pubblico a circa il 125% del Pil alla fine del 2012, rispetto al 103% del Pil a fine 2007, la flessibilità fiscale in Italia è vincolata. Una inversione di misure recentemente attuate non sarebbe compatibile con la nostra attuale aspettativa di base che il debito pubblico lordo raggiungerà il picco in percentuale del Pil alla fine di quest'anno, continua la nota.

"Crediamo che ci sia un rischio significativo che l'economia italiana possa non riprendersi nella seconda metà del 2013, ma continuerà a contrarsi", dice.

"Una crescita negativa del Pil potrebbe produrre non solo un più significativo scostamento di bilancio, ma potrebbe anche minare il sostegno politico e sociale per le riforme".

Una crescita economica debole sembra anche essere un ostacolo per la qualità del credito delle banche italiane, con prestiti non esigibili di poco inferiori al 13% delle attività totali a fine 2012, secondo i dati pubblicati dalla Banca d'Italia.

Nella misura in cui i bilanci del settore finanziario richiedono più tempo per sistemare quello che attualmente prevediamo, le condizioni di credito potrebbero inibire ulteriormente le prestazioni di piccole e medie imprese italiane, i maggiori datori di lavoro in Italia.

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