18 marzo 2013 / 16:24 / tra 5 anni

Credito, nuovo botta e risposta tra industria e banche

MILANO, 18 marzo (Reuters) - Il credito continua a essere motivo di attrito tra il mondo imprenditoriale e quello bancario.

Il convegno annuale dell‘Aifi ha rappresentato l‘ennesimo terreno di scontro tra le parti, combattimenti sempre in punta di fioretto. Uno scontro che si trascina dall‘inizio della crisi economico-finanziaria, ovvero da circa cinque anni.

La prima stoccata l‘ha tirata il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci. “Il credito non decolla. La crescita della raccolta (da parte delle banche) non si trasferisce all‘economia” ha argomentato.

Secondo i dati di Bankitalia, a gennaio il calo degli impieghi ha registrato un‘accelerazione a fronte di una crescita della raccolta superiore al 7% annuo.

Pronta la replica di Giovanni Pirovano, vice presidente dell‘Abi. “Le banche stanno operando in un contesto difficile”, ha detto. “La domanda di buon credito è in diminuzione”.

Un appunto, quello di Pirovano, che ricorda quanto disse tempo fa Giovanni Bazoli: “Il cavallo non beve”, argomentò il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo .

Pirovano, peraltro, ha ammesso che “le banche hanno senz‘altro qualche colpa: sono arrivate a questa crisi impreparate e con una struttura di costi gravosa”.

Il vice presidente dell‘Abi, però, è tornato a puntare il dito contro il peggioramento della qualità del credito, citando i numeri sui prestiti deteriorati e aggiungendo che “le banche non si piangono addosso”.

“Dalla crisi si esce tutti assieme”, ha aggiunto.

Per quanto riguarda le sofferenze, l‘aggiornamento del Bollettino di Via Nazionale prevede che quelle sui prestiti alle imprese tocchino il picco a metà 2013.

Agli istituti di credito si è rivolto anche Salvatore Rossi, vice direttore generale della Banca d‘Italia, per ricordare che “hanno un ruolo fondamentale nell‘orientare il credito verso crescita e innovazione”.

Da notare, infine, che il presidente di Aifi, Innocenzo Cipolletta, ha ricordato che banche e assicurazioni “restano i nostri principali finanziatori, ma le loro risorse non crescono”, lamentando la sostanziale assenza, in Italia, dei fondi pensione, che all‘estero costituiscono i principali sottoscrittori del private equity.

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