18 marzo 2013 / 13:43 / 5 anni fa

PUNTO 3 - Italia proporrà presto a Ue soluzione rimborso debito Pa

* Ue: rimborso fatture rientra in margini su deficit

* Debito commerciale vale 5% Pil per Bankitalia

* Confindustria soddisfatta, chiede 48 mld di rimborsi (Riscrive in parte, aggiunge Squinzi a 11° paragrafo)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 18 marzo (Reuters) - Forte dei margini di flessibilità sulla riduzione del deficit concessi dall‘Europa, l‘Italia si avvia a proporre “soluzioni tecniche” per rimborsare parte dei 70-80 miliardi di crediti commerciali che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione.

L‘annuncio arriva dal presidente del Consiglio uscente, Mario Monti, dopo che oggi Bruxelles ha fatto rientrare il pagamento delle fatture pregresse tra gli interventi per i quali è ammissibile una deviazione dal pareggio strutturale di bilancio.

“Lavoreremo con i servizi della Commissione europea per identificare le soluzioni tecniche per avviare la liquidazione del debito nel più breve tempo possibile”, dice Monti in una nota.

In una dichiarazione congiunta i vicepresidenti della Commissione europea, Antonio Tajani e Olli Rehn, si sono detti pronti a “cooperare con le autorità italiane per aiutare l‘attuazione tecnica del piano di liquidazione del debito commerciale pregresso”.

“Il Patto di stabilità e crescita permette di prendere in considerazione fattori significativi in sede di valutazione della conformità del bilancio di uno Stato membro con i criteri di deficit e di debito del Patto stesso. In tale ambito, la liquidazione di debiti commerciali potrebbe rientrare tra i fattori attenuanti”, dicono i due vice presidenti nella nota.

CONFINDUSTRIA: “LA MACCHINA FINALMENTE SI E’ MESSA IN MOTO”

I crediti commerciali sono poste “sotto la linea” e, secondo le regole di bilancio europee, non incidono sul bilancio pur essendo un debito a tutti gli effetti.

In anni di continue manovre correttive, le amministrazioni pubbliche hanno fatto dei ritardi nei pagamenti ai fornitori un comodo strumento di indebitamento che ha il vantaggio di non compromettere i saldi di finanza pubblica.

Recependo lo scorso ottobre la direttiva europea sui tempi di pagamento (massimo 60 giorni), l‘Italia ha limitato l‘applicazione del nuovo regime ai soli contratti conclusi dal primo gennaio 2013. Per quel che riguarda il pregresso, la Banca d‘Italia ha stimato un debito complessivo pari al 5% del Pil, tra 70 e 80 miliardi. Via Nazionale ha valutato l‘incremento delle consistenze rispetto alla fine del 2010 in circa l‘8%.

Il governo Monti aveva negoziato con l‘Abi un accordo che avrebbe permesso alle banche di anticipare alle imprese parte dei crediti commerciali. L‘operazione non è mai decollata per i ritardi che la pubblica amministrazione ha accumulato nella messa a punto del meccanismo di certificazione delle fatture.

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha accolto con soddisfazione le novità di oggi: “La macchina finalmente si è messa in moto”. Ieri su Raitre, Squinzi aveva sollecitato il governo a saldare subito 48 miliardi “per far ripartire gli investimenti e contribuire a una soluzione per il problema dell‘occupazione giovanile”.

LA PALLA PASSA ORA ALLA COMMISSIONE EUROPEA

L‘Italia dovrebbe centrare nel 2013 il pareggio di bilancio in termini strutturali, cioè al netto del ciclo economico e delle una tantum.

Accogliendo in parte le richieste dell‘Italia e di altri Stati membri, il Consiglio europeo del 14 marzo scorso ha concesso deviazioni temporanee dal vincolo del pareggio per finanziare politiche espansive come gli investimenti pubblici produttivi. Sarà la Commissione europea a decidere di quanto l‘Italia potrà deviare dagli obiettivi di risanamento, secondo le conclusioni dell‘Eurosummit.

Rehn e Tajani, infatti, ricordano nella nota che la liquidazione del debito commerciale pregresso si rifletterebbe “in un corrispondente aumento nel debito pubblico”. La parte di questo maggior debito “corrispondente a spesa per investimenti avrebbe anche un impatto sul deficit pubblico”.

Una delle ipotesi da sottoporre a Bruxelles potrebbe essere il ricorso a speciali titoli del debito pubblico. Il ricavato delle emissioni andrebbe a saldare le fatture pregresse. La proposta ha la paternità del Pd di Pier Luigi Bersani ma nelle ultime settimane ha raccolto consensi trasversali.

Il governo potrebbe scoprire le sue carte presentando, nel Documento di economia e finanza (Def) atteso per metà aprile, i nuovi saldi di finanza pubblica.

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