PUNTO 1-Voto, Fassina: chiusura M5S a Pd è dispetto. Grillo: no a fiducia

lunedì 11 marzo 2013 11:47
 

(cambia titolo e lead, aggiunge post odierno di Grillo)

ROMA, 11 marzo (Reuters) - Il giorno dopo l'ennesima chiusura del Movimento 5 Stelle a qualunque tipo di alleanza con il Partito democratico in vista della formazione del nuovo governo - con tanto di minaccia di Beppe Grillo su twitter di ritirarsi qualora i suoi parlamentari dovessero decidere altrimenti - il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, parla di "dispetto" al Paese del quale il movimento risponderà agli elettori.

E Grillo ritorna anche stamani a ribadire sul suo blog il niet alla fiducia: "In campagna elettorale il nostro slogan è stato "Mandiamoli tutti a casa!" e per questo il M5S è stato votato da più di 8 milioni di italiani. Nel Non Statuto e negli impegni sottoscritti dai neo parlamentari del M5S sono esclusi in modo categorico accordi con i partiti".

In una intervista a La Stampa, Fassina ha commentato: "Non si tratta [con il Pd] per fare un favore a Bersani, è una indicazione che viene dalle urne quella che porta il Pd ad avanzare proposte concrete. Dopodiché il partito di Grillo si assumerà la responsabilità delle scelte che fa. Se vorrà solo cavalcare la protesta e non cercare risposte, ne risponderà agli elettori. Ma non credano che noi altrimenti ci rivolgiamo al Pdl".

Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, in una intervista tv ha detto che "la prima parola" per la formazione del nuovo governo spetta al Pd ma "tra lo sfascio del Paese, il vicolo cieco, la possibilità che Bersani ci porti a sbattere, e la strada di anticipare le urne, noi sceglieremo questa".

Ieri i parlamentari del M5S si sono nuovamente riuniti in un albergo romano in vista della prima seduta del nuovo parlamento convocata per il 15 marzo. La linea emersa dalla riunione è quella di chiudere a ogni appoggio a un governo targato Pd e di chiedere anzi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante le consultazioni che dovrebbero iniziare il 19 marzo, di dare l'incarico al movimento per la formazione dell'esecutivo.

Due tweet di Grillo pubblicati a riunione in corso hanno indicato la linea. "Se ci fosse un voto di fiducia dei gruppi parlamentari del M5S a chi ha distrutto l'Italia, serenamente, mi ritirerò dalla politica", recitava il primo, in linea con il pensiero espresso il giorno prima anche dal guru informatico del movimento, Gianroberto Casaleggio.

"Per quanto mi riguarda non ci sarà alcun referendum interno per chiedere appoggio pdmenoelle o a un governo pseudo tecnico", il secondo cinguettio.

Fassina contesta al M5S di non voler discutere con il Pd sul merito delle proposte sulle quali il partito arrivato primo alle elezioni vorrebbe chiedere la fiducia, qualora il Capo dello Stato affidasse a Bersani l'incarico di formare il governo. "Cosa ne dicono della proposta di pagare 50 miliardi di debiti della pubblica amministrazione verso le imprese? E di allentare il patto di stabilità per gli enti locali? E di rivedere profondamente l'Imu? Del finanziamento della cassa integrazione e della riforma degli ammortizzatori sociali?".   Continua...