7 marzo 2013 / 16:53 / 5 anni fa

PUNTO 2-Bce ha discusso taglio tassi ma non si "lega mani"-Draghi

(aggiunge dettagli da conferenza stampa, contesto)

FRANCOFORTE, 7 marzo (Reuters) - L‘opzione di un taglio dei tassi di interesse è stata discussa dal direttivo della Bce, ma al momento la banca centrale non si lega le mani su un eventuale nuovo intervento espansivo, anche nel caso in cui non dovessero giungere a breve segnali di miglioramento sul fronte economico.

Lo ha detto il presidente Bce Mario Draghi nella conferenza stampa seguita alla riunione odierna del direttivo della Bce cha ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse.

“Ne abbiamo discusso... il parere prevalente è stato quello di mantenere i tassi invariati”, Ha risposto a chi gli chiede se si sia parlato di nuove misure espansive e se il verdetto sui tassi sia passato all‘unanimità o a maggioranza.

Di più: il consesso dei banchieri centrali ha preso in esame nuovamente l‘ipotesi di portare in negativo il tasso sui depositi, per poi però giudicare che potrebbe avere “gravi” conseguenze indesiderate.

La banca centrale, del resto, come sicuramente gli investitori ormai da tempo ricordano, “non prende mai impegni ex ante”.

“Il passo della ripresa economica è a grandi linee immutato e le proiezioni sull‘inflazione in linea con gli obiettivi di politica di medio termine”, spiega Draghi.

Il quadro economico non differisce sostanzialmente da quello tratteggiato i mesi scorsi. Partendo da questo assunto, Francoforte manterrà un orientamento di politica monetaria espansivo e porterà avanti finché necessario lo schema ‘a rubinetto’ per il collocamento della liquidità che le banche richiederanno.

Le ultime indicazioni dalle indagini congiunturali, ripete Draghi, confermano una stabilizzazione su livelli bassi, mentre una “graduale ripresa dovrebbe cominciare nella seconda parte del 2013”.

Insieme ai numeri macro Usa migliori del consensus sulle richieste di sussidi settimanali di disoccupazione, le parole del numero uno Bce favoriscono borse e cambio, mentre si accentua la discesa del futures Bund.

Non può naturalmente mancare il classico richiamo alla responsabilità da parte del mondo politico.

Francoforte ha predisposto la rete di salvataggio del programma Omt, ma la palla è adesso nel campo dei governi.

AGGIORNAMENTO TRIMESTRALE STIME STAFF PEGGIORA QUADRO PIL

Attese con particolare attenzione dai mercati finanziari, le stime aggiornate dallo staff Bce su base trimestrale mettono in evidenza come ormai anche da Francoforte si dia per scontata una nuova contrazione economica della zona euro anche quest‘anno.

La proiezione sul Pil 2013 viene corretta a -0,9/-0,1% rispetto al range di -0,9%/+0,3% ipotizzato a dicembre, mentre quella per l‘anno prossimo si situa tra zero e due per cento, in una banda talmente larga da renderla poco significativa, contro il +0,2%/+2,2% previsto tre mesi fa.

Poco variate rispetto a quelle precedenti le aspettative di inflazione, come peraltro si intuisce subito dall‘incipit ormai tradizionale del testo letto da Mario Draghi, secondo cui le pressioni inflative dovrebbero restare contenute.

Alla specifica domanda di uno dei giornalisti che gli chiede se ritenga un maggior rischio quello di inflazione o di deflazione, Draghi si limita a osservare che non vede segnali di deflazione.

TASSO RIFERIMENTO INVARIATO A 0,75%

In linea con le aspettative del mercato resta dunque fermo il costo del denaro al termine del consiglio mensile di politica monetaria della Bce.

Il tasso di riferimento nei 17 paesi dell‘Unione monetaria è stato confermato all‘attuale minimo storico dello 0,75%, livello raggiunto a luglio dell‘anno scorso a seguito dell‘ultimo taglio, di un quarto di punto percentuale, operato dalla banca centrale.

Invariati anche i tassi su depositi e prestiti overnight, rispettivamente a zero e 1,5%.

Dall‘ultimo sondaggio Reuters, pubblicato giovedì scorso, emerge la convinzione tra gli operatori che i tassi rimarranno invariati nella zona euro almeno fino alla seconda parte dell‘anno prossimo.

Il sondaggio mostra tuttavia un lieve aumento - 22 economisti su un totale di 76, contro i 18 dell‘analoga indagine precedente - il numero di quanti scommettono su una possibile nuova mossa espansiva che porti il riferimento a 0,50%.

Sempre in base all‘ultimo sondaggio, l‘impasse politica creatasi in Italia dopo il voto di fine febbraio aumenta le chance che Francoforte attivi il programma ‘outright monetary transaction’. Lo prevedono infatti 44 sui 55 analisti che hanno risposto alla domanda: per 22 a chiedere lo scudo Bce sarà quest‘anno la Spagna, per 18 l‘Italia e per pochi altri Portogallo e Irlanda..

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