1 marzo 2013 / 11:19 / tra 5 anni

PUNTO 2 - Derivati pubblici aumentano interessi di 1,9 mld in 2012

* In ultimi 7 anni 8,3 mld di maggiori interessi

* Risparmi pari a 7,6 mld tra 1998 e 2005

* Stipulati derivati su quasi 190 mld di debito pubblico

* Comuni in fuga: dimezzato in 3 anni il valore sottostante (Aggiunge portafoglio enti territoriali, contesto)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 1 marzo (Reuters) - I derivati in mano pubblica hanno aumentato gli interessi sul debito di circa 1,9 miliardi nell‘intero 2012.

A fare i conti è l‘Istat fornendo il bilancio consolidato di tutte le amministrazioni pubbliche.

Ministero dell‘Economia, Regioni ed enti locali ricorrono ai derivati per proteggere i titoli pubblici dalle oscillazioni dei tassi di interesse o di cambio, oppure per allungare le scadenze.

A volte va bene, a volte va male. All‘Italia va male da parecchi anni, secondo le serie storiche dell‘Istat.

I derivati non hanno prodotto effetti sul bilancio pubblico fino al 1997. Il ricorso a questi strumenti ha ridotto gli interessi passivi dal 1998 al 2005 complessivamente per 7,6 miliardi. La situazione si è ribaltata nel 2006 e negli ultimi sette anni i derivati hanno aumentato la spesa per interessi di 8,3 miliardi.

Il risultato è che ora il saldo complessivo del periodo 1998-2012 segna un “rosso” di 700 milioni.

Istat non fornisce dati disaggregati sugli oneri per governo ed enti territoriali, ma la maggior parte dell‘operatività fa capo al ministero dell‘Economia, che ha contratto derivati su circa 160 miliardi di debito pubblico (capitale nozionale) a fronte dei quasi 30 in portafoglio agli autonomie locali.

Informazioni più approfondite non sono disponibili. La posizione del Tesoro è che troppa trasparenza possa indurre gli operatori finanziari ad assumere posizioni speculative sui titoli di Stato italiani.

REGIONI ED ENTI LOCALI: DERIVATI SU 27,7 MLD DI DEBITO

Ricostruire la consistenza dei derivati in possesso degli enti territoriali è più semplice. Dopo gli scandali esplosi negli ultimi anni e gli interventi della magistratura, il Dipartimento del Tesoro ha avviato un monitoraggio aggiornato con cadenza semestrale.

I risultati al 31 dicembre 2012 indicano che 266 tra Regioni e amministrazioni locali hanno stipulato nel complesso 522 contratti. Il debito sottostante ammonta a 27,7 miliardi di euro, il 25,7% delle passività totali (107,5 miliardi).

La fotografia scattata dal Tesoro mostra che le Regioni, il tipo di ente più attrezzato dopo il Governo a gestire prodotti finanziari tanto rischiosi, detengono il 62% del capitale nozionale (17,2 miliardi). Con 8 miliardi di debito sottostante, la quota dei comuni ammonta al 29%, mentre le province hanno “swappato” 2,5 miliardi (9%).

Gli enti territoriali hanno cominciato a comprare derivati dal 1996. Ma la vera svolta risale a dicembre 2003, quando l‘allora ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, autorizza Regioni, Province e Comuni a operare con ogni genere di derivati di credito: swap su tassi di cambio, swap su tassi di interesse, Forward rate agreement (Fra), cap e collar.

Gli abusi venuti alla luce a partire dal 2007 hanno indotto Tremonti a cambiare idea: la legge 133 del 2008 vieta a Regioni ed enti locali di stipulare nuovi derivati. In attesa di un decreto che rimetta mano all‘intera disciplina, ora gli amministratori possono solo ristrutturare i contratti già stipulati.

IL PRESSING DEI MAGISTRATI CONTABILI E LA FUGA DEI COMUNI

Negli ultimi anni è esploso anche il contenzioso con le banche. Numerosi enti hanno denunciato i presunti “costi occulti” che gli istituti di credito avrebbero inserito nei contratti senza darne adeguata informazione.

Paradigmatico il caso del comune di Milano. Il 19 dicembre 2012 il giudice Oscar Magi ha condannato Deutsche Bank , Depfa, Jp Morgan e Ubs a pagare un milione di euro ciascuna e ha confiscato loro oltre 89 milioni, a conclusione del processo di primo grado per truffa sui derivati venduti a Palazzo Marino.

Anche la Corte dei conti ha alimentato un ricco filone di indagini per danno erariale. E il 5 febbraio scorso, durante l‘inaugurazione dell‘anno giudiziario, il procuratore generale Salvatore Nottola ha invitato gli amministratori ad attivarsi per chiudere i “contratti eccessivamente onerosi”. In caso contrario i magistrati contabili potrebbero avviare accertamenti per “colpa grave”.

La sollecitazione di Nottola fotografa una tendenza già in atto. Il Dipartimento del Tesoro calcola che tra fine 2009 e fine 2012 si sia ridotto a 266 da 537 il numero di enti con derivati in portafoglio, mentre il debito sottostante è sceso di 8,7 miliardi (-24%).

La parte del leone l‘hanno fatta i sindaci arrivando quasi a dimezzare il capitale nozionale, crollato a 8 miliardi circa dai 14,6 miliardi del 2009. Il nozionale delle Regioni è diminuito del 6,7% e quello delle province del 25,6%.

Il risultato è che oggi il 16% del debito comunale è oggetto di operazioni in derivati, contro il 36% circa delle Regioni e il 27% delle Province.

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