February 26, 2013 / 2:07 PM / 4 years ago

Pd non crede a intesa con Pdl, da Bersani proposta per governo a tempo

5 IN. DI LETTURA

* Bersani punta a Chigi e pensa a reggente Pd

* Si valuta intesa con Grillo

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 26 febbraio (Reuters) - In attesa di conoscere i primi commenti di Pier Luigi Bersani sui risultati del voto, che ha visto il Pd vincere di misura alla Camera e restare senza maggioranza al Senato, il partito s'interroga sui passi da compiere e sulle possibili alleanze.

Bersani, che ha deluso le aspettative pre-elettorali, punta comunque a palazzo Chigi e sembra pronto a nominare un reggente per velocizzare il rinnovamento di un partito che dal 2008 a oggi ha perso circa tre milioni e mezzo di voti a Montecitorio.

Ieri sera, il numero due del Pd Enrico Letta era sembrato sensibile a un'apertura verso il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, lanciando due temi per il futuro governo a guida Pd: il superamento delle misure di austerity e un ritorno alla "credibilità" della politica dopo una stagione di scandali.

Oggi anche altri esponenti indicano la necessità di "larghe intese" con tutti a partire dal M5s.

"L'idea di una maggioranza senza Grillo è impensabile. Non so se qualcuno lo pensa, nel Pd, ma io sono contrario. L'idea di un governo Pd-Pdl, anche con la lista Monti nel caso, non esiste in natura", ha detto a Reuters Matteo Orfini, membro della segreteria del Pd.

"O si dà vita a una fase costituente breve con tutti in cui ci si mette d'accordo con tutti, Grillo compreso, e poi si va a votare, oppure salta la baracca".

L'ipotesi di un governissimo Pd-Pdl viene esclusa al momento con decisione.

"E' una soluzione impraticabile", ha detto in un'intervista all'Unità Stefano Fassina, responsabile economico del Pd.

Per Marina Sereni, vice presidente del Pd e già capogruppo alla Camera, dal voto emerge una "domanda di cambiamento che ha preso strade diverse da quelle che pensavamo, che vuole andare oltre la storia di questi ultimi 20 anni".

"Mi pare difficile che non se ne possa tenere conto. Il Pd deve fare una proposta al Parlamento, non al Pdl. E' anche l'umore del nostro popolo", spiega a Reuters.

D'accordo la collega di partito Anna Finocchiaro, capogruppo uscente del partito a Palazzo Madama.

"Diciamo no ad un Governo Pd-Pdl. E' necessario un Governo per il cambiamento. Cercheremo in Parlamento una maggioranza per fare le riforme".

DA BERSANI PROPOSTA A TUTTI PER GOVERNO A TEMPO DETERMINATO

Francesco Boccia, responsabile economico uscente del gruppo democratico alla Camera, pronostica che Bersani farà una proposta di governo "chiara e radicale, non escludendo nessuno, Grillo compreso".

"Siamo coscienti che con il voto di un terzo degli italiani non si può governare da soli. L'unica alternativa che abbiamo è quella di sottoporre agli italiani tre-quattro riforme assolutamente necessarie", compresa quella elettorale, ha detto l'esponente Pd ai giornalisti.

L'obiettivo è quello di "un governo certo e stabile, anche se a tempo determinato".

Una fonte vicina a Bersani precisa che i vertici del partito non stanno valutando un'apertura ai 'grillini', ma che l'idea è quella di cercare voti in Senato su un programma limitato.

Un'altra fonte Pd, che però non fa parte della attuale 'nomenklatura' nazionale, dipinge un partito spaccato a metà, con una parte che premerebbe per un governo di larghe intese, con un premier "esterno" - il ministro uscente dello Sviluppo economico Corrado Passera, o l'ex premier Giuliano Amato - preliminare a una candidatura a premier, alle prossime elezioni, del sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Un altro pezzo di Pd spingerebbe invece per dar vita a un governo di minoranza guidato da Bersani, della durata di pochi mesi, che faccia poche riforme significative cercando singoli accordi in Parlamento, tra cui riforma elettorale, elezione presidente repubblica.

Secondo questa fonte, Bersani - che oggi incontra i big del partito in alcune riunioni - sarebbe ancora indeciso sul da farsi.

Ma il segretario democratico sta anche pensando a come risolvere la questione della guida del partito in vista di un suo passaggio a Palazzo Chigi come prossimo premier.

Secondo Sereni, la soluzione starebbe nella nomina di un reggente: "Lo ha detto lo stesso Bersani, che avrebbe voluto un reggente fino al congresso, già previsto per quest'anno perché non si possono fare bene due lavori, quello del premier e quello del segretario di partito".

Anche per Boccia il ricambio sarà rapido: "Penso che i tempi del congresso verranno stabiliti a breve".

- hanno collaborato Elvira Pollina a Milano e Valentina Consiglio a Roma

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