February 22, 2013 / 11:59 AM / 4 years ago

PUNTO 1 - Italia, Pil 2013 in calo 1%, non serve nuova manovra - Ue

4 IN. DI LETTURA

(unisce take precedenti, aggiunge dettagli da rapporto Ue, background)

MILANO, 22 febbraio (Reuters) - Un'Italia che chiuderà l'anno in corso con un Pil in calo dell'1%, ma avendo avviato il trend che la porterà nel 2014 al ritorno alla crescita. Dal punto di vista dei conti pubblici il 2013 sarà l'anno di un bilancio strutturale ampiamente in pareggio, mentre per invertire la tendenza al rialzo del debito/Pil bisognerà attendere il prossimo anno, in parallelo a una congiuntura economica finalmente positiva.

Il quadro tratteggiato per l'Italia dalla Commissione Ue in corrispondenza alla diffusione delle nuove stime macro risente del peggioramento dello scenario economico della zona euro che non riesce a beneficiare della maggiore tranquillità dei mercati finanziari.

Sembra così destinata ad acuirsi ulteriomente in Italia la crisi del mercato del lavoro con il tasso di disoccupazione visto nel 2013 all'11,6%, dopo l'impennata al 10,6% dello scorso anno.

L'inversione di tendenza, con un Pil congiunturale che torna positivo, è vista nella seconda metà del 2013, grazie a un contributo positivo di domanda interna e investimenti, le componenti oggi in maggiore sofferenza, che si affiancherebbero all'export, l'unica voce al momento già positiva. E già quest'anno, a fianco di una bilancia commerciale in nero nel 2012, per la prima volta dal 2004, è atteso un surplus delle partite correnti, come non accade dal 2001. Per il Pil, il ritorno a un dato annuo positivo sarà nel 2014 con +0,8%, prevede la commissione.

Verso Chiusura Per Procedura Deficit Eccessivo

Dal lato dei conti pubblici il commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn vede l'Italia sulla 'strada giusta' per la chiusura della procedura di deficit eccessivo. Per il dato del deficit/Pil 2012, che sarà diffuso l'1 marzo, la previsione Ue è del 2,9% valore che segnerebbe il ritorno dopo anni sotto il tetto del 3% fissato dal Trattato di Maastricht.

L'Italia, in tema di deficit, performa ormai meglio dell'insieme dei paesi della zona euro grazie a spending review, riforma delle pensioni e aumento di alcune voci di tassazione. Lo stesso Rehn spiega che in questa fase "nessuna misura aggiuntiva di consolidamento sembra nececessaria"

Nel rapporto la Ue riconosce che nel 2012 in Italia per il terzo anno consecutivo la spesa primaria è stata stabile, mentre le entrate, sospinte da Imu e tassazione sui carburanti, sono nettamente cresciute. La commissione non manca di segnalare il calo del gettito Iva, nonostante l'aumento dell'aliquota, a causa del crollo dell'acquisto di beni durevoli.

Le note più dolenti riguardano il debito in rapporto al Pil che, dopo essere balzato al 127,1% a fine 2012, quest'anno salirà sino al 128,1% per avvantaggiarsi soltanto nel 2014, a fianco di un elevato surplus primario e della congiuntura positiva.

La debolezza della domanda dovrebbe favorire nell'anno in corso la discesa del tasso di inflazione armonizzato al 2,0% dal 3,3% del 2012.

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