21 febbraio 2013 / 16:43 / 5 anni fa

Voto, per Italia è un dovere rinegoziare Fiscal compact - Vendola

* Non voglio tirare Bersani per la giacchetta, è lui che deciderà

* Se vince centrosinistra nuovo asse Francia-Italia

di Giselda Vagnoni

ROMA, 21 febbraio (Reuters) - Per l‘Italia è un dovere rinegoziare il nuovo Patto di stabilità e crescita europeo per mettere fine a una politica economica che sta portando la zona euro al collasso. Con la vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni si creerebbe un asse Francia-Italia che guiderebbe l‘Europa fuori dal pantano in cui l‘hanno trascinata le politiche del rigore.

Lo dice Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia e libertà (Sel), a tre giorni dalle attese elezioni politiche di domenica e lunedì che sono considerate anche un banco di prova per la tenuta dell‘economia dell‘Italia e della zona euro.

Sel e il più forte Partito democratico dovrebbero ottenere quanto meno la maggioranza della Camera dei deputati e prendere il posto a palazzo Chigi del governo tecnico di Mario Monti, chiamato a fine 2011 per riconquistare la fiducia dei mercati nell‘Italia.

La prospettiva di una netta vittoria del centrosinistra non piace al governo tedesco - fautore della politica del rigore in Europa sigillata dal Fiscal Compact - che oggi per bocca del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha dichiarato che con le riforme di Monti “le cose sono andate bene”.

“Abbiamo il dovere di rinegoziare il Fiscal compact e gli impegni assunti irresponsabilmente da Silvio Berlusconi i cui effetti si sentono sulla carne viva degli italiani”, ha detto Vendola, classe 1958, considerato dal centrodestra un potenziale elemento di instabilità per il futuro governo di centrosinistra a causa delle sue idee troppo radicali.

“Questo compito è nelle mani di Pier Luigi Bersani. Lui ha vinto le primarie, a lui spetta decidere. Non lo voglio tirare per la giacchetta. Che si incammini sulla strada della giustizia sociale e non verso le mancate trasparenze dei mercati finanziari. Questo mi sarebbe sufficiente per essere un fattore di stabilità per il suo governo per l‘intera legislatura”.

L‘impegno che l‘Italia si è assunta con Bruxelles lo scorso luglio, con il sì di Pdl, Pd e Udc e sotto l‘insistenza della Germania, prevede che nel triennio iniziato a gennaio l‘Italia debba ridurre in media ogni anno di un ventesimo il rapporto debito/Pil, per la parte eccedente il 60% del reddito.

Applicato ai 2.000 miliardi di debito pubblico italiano e pari al 126% del Pil, l‘impegno vale oltre tre punti percentuali del prodotto interno lordo o 45 miliardi circa ogni anno.

Un‘impresa al limite dell‘impossibile per un Paese che viene da sei trimestri di recessione e il cui tasso di disoccupazione è previsto in crescita fino al 2014.

L‘attuale presidente della Regione Puglia sa, tuttavia, che nella situazione attuale all‘Italia difficilmente sarebbero perdonati passi indietro rispetto all‘impegno sul debito e sul pareggio di bilancio strutturale.

“So che una fiammata nella campagna elettorale italiana può incendiare lo spread. Camminiamo su una strada stretta, ma dobbiamo mettere fine al circolo vizioso rigore-recessione”.

VOTO ITALIA PUO’ CAMBIARE EUROPA

L‘ex deputato di Rifondazione comunista, cattolico e gay, esclude atti unilaterali da parte di Roma e delinea uno scenario in cui la politica di Bersani si salda con quella molto critica sul Fiscal Compact del presidente francese François Hollande.

“E’ chiaro che in Italia stiamo giocando una partita di rilievo. Se il centrosinistra vince ed è autosufficiente questa cosa cambia l‘Europa e crea un asse Italia-Francia e dà fiato a un fronte prudente e non massimalista che sta cercando di rinegoziare le regole di una Europa che rischia l‘implosione”.

Secondo Vendola, con la decisione di sforare il limite del 3% del deficit/Pil Hollande “ha aperto un importante varco nel muro spesso delle politiche di austerity che portano a un impoverimento della società”.

Un asse Roma-Parigi contro Berlino?

“Non ho detto questo. Se devo pensare a un europeo nuovo, penso a Martin Schulz [presidente socialdemocratico del Parlamento europeo]. Non faremo la guerra alla Germania ma la pace con le nuove generazioni”.

Ma cosa vuol dire cambiare le regole europee?

Non significa “rotture o fughe dall‘Unione”. Significa “restituire ossigeno alle economie europee” consentendo di non computare nelle regole di bilancio gli investimenti produttivi, consentire alla Banca centrale europea di essere prestatore di ultima istanza, introdurre la regola della trasparenza nei mercati finanziari.

“I rigori del Patto di stabilità possiamo immaginare di esercitarli sulla spesa corrente e di questo non mi lamento. Si può fare anche qualcosa in più sui costi inappropriati della iperburocrazia. Ma tenere congelata la spesa per investimenti è diventato incomprensibile”.

Se il centrosinistra non conquisterà Regioni chiave come la Lombardia e la Sicilia potrebbe essere costretto al Senato a cercare il sostegno dei centristi che si sono uniti sotto il nome di Monti.

Sia Vendola che lo stesso presidente del Consiglio uscente hanno tuttavia più volte escluso di essere compatibili.

“Non credo che sia possibile. La nostra agenda è diversa da quella di Monti. Tuttavia io mi sono vincolato all‘agenda di Bersani e se lui sarà costretto a portarla davanti al Parlamento...”.

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