10 ottobre 2012 / 15:12 / 5 anni fa

Legge stabilità, manovra su Irpef e Iva è iniqua - Confcommercio

ROMA, 10 ottobre (Reuters) - Confcommercio giudica “iniquo” l‘intervento con il quale il governo, nella Legge di stabilità, vuole ridurre le prime due aliquote Irpef limitando a un punto percentuale l‘aumento dell‘Iva.

In una valutazione preliminare fatta del centro studi dell‘associazione si legge che la riduzione delle aliquote Irpef dal 23% al 22% per il primo scaglione (fino a 15.000 euro) e dal 27% al 26% per il secondo scaglione (da 15.000 euro a 28.000 euro) dal punto di vista statico e immediato determinerebbe maggiori risorse per le famiglie pari a 1,5 miliardi di euro circa per l‘anno 2013 e minori risorse per le famiglie pari a 2 miliardi di euro per il 2014.

Tuttavia, “il provvedimento è iniquo rispetto all‘attuale situazione in quanto circa 10 milioni di contribuenti incapienti - che cioè già oggi non pagano l‘Irpef - non avranno alcun giovamento dalla riduzione delle aliquote e poi pagheranno prezzi più alti con la riduzione del potere d‘acquisto”.

“Poiché tra questi incapienti ci sono verosimilmente le famiglie in cui vivono i 3,4 milioni di cittadini italiani poveri in senso assoluto, (che, cioè, secondo l‘Istat, non sono in grado di acquistare un paniere minimo di beni e servizi di sussistenza) è certo che l‘area della povertà crescerà rapidamente. Ciò è socialmente svantaggioso per l‘intera collettività”, si legge in una nota.

Oltre a sottolineare che la riduzione delle aliquote Irpef non giova ai più poveri, Confcommercio aggiunge che la manovra fiscale produce gli stessi vantaggi monetari per tutti i contribuenti con un reddito superiore a euro 28.000 euro: “anche chi guadagna 100 milioni di euro all‘anno avrà minori imposte per 280 euro all‘anno a partire dal 2013 (circa 23 euro al mese in più)”.

Non solo. I 5 miliardi di minori imposte dovute all‘Irpef vengono largamente mangiati dall‘incremento dell‘Iva, prosegue il Centro studi. Su base annua questo incremento vale circa 7 miliardi e quindi per metà anno vale 3,5 miliardi di euro. Bisogna però tenere conto degli effetti inflattivi dovuti “all‘incremento dell‘Iva, che comporterà un gradino di 8 decimi di punto nel luglio 2013, per un‘inflazione che passerà nella media del 2013 dal previsto +1,8% a +2,2%”.

“Attraverso questo negativo è verosimile una riduzione dei consumi nel 2013 rispetto allo scenario di base (-0,8%) di un ulteriore decimo di punto (quindi a -0,9%)”.

Confcommercio sottolinea altri due profili critici: l‘incremento dell‘aliquota agevolata colpisce il settore del turismo e rende uno dei pochi settori che contribuiscono positivamente alla deficitaria bilancia dei pagamenti ancora meno competitivo; queste valutazioni non considerano gli impatti verosimilmente recessivi di altri provvedimenti contenuti nella legge di stabilità che hanno diretto impatto sul reddito disponibile delle famiglie consumatrici.

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