10 ottobre 2012 / 06:18 / 5 anni fa

PUNTO 4-Legge di stabilità, governo riduce aumento Iva, lima Irpef

(Aggiunge Camusso ed Errani a quarto paragrafo)

ROMA, 10 ottobre (Reuters) - Il governo ha approvato questa notte la Legge di stabilità per il 2013-2015 con cui dimezza a un punto percentuale l‘aumento dell‘Iva previsto a partire dal giugno del 2013 e alleggerisce di un punto percentuale le aliquote dei due scaglioni di reddito più bassi.

Gli interventi previsti dal governo sono compresi tra i 10 e i 12 miliardi e consentono, dice palazzo Chigi in una nota, “di conseguire il pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013”, come previsto dagli impegni assunti in Europa.

“Oggi possiamo vedere e toccare con mano che la disciplina di bilancio paga e conviene perchè ci ha consentito di non dover rincorrere di continuo la congiuntura” e che ci si può permettere “qualche moderato sollievo” come “un inizio di riduzione dell‘Irpef”, ha detto ieri notte Mario Monti.

Critiche le reazioni della Cgil - che con il suo segretario generale Susanna Camusso definisce la legge di stabilità come “manovra depressiva” che danneggia i meno abbienti - e delle Regioni secondo le quali i tagli del ddl compromettono la possibilità di erogare i servizi .

Le tre fonti di finanziamento individuate dal governo sono la revisione della spesa pubblica (spending review), “interventi fiscali in materia bancaria e assicurativa; e l‘imposta sulle transazioni finanziarie”, dice la nota senza approfondire.

La Legge di stabilità prevede anche la rimodulazione di alcune limitazioni per le detrazioni e deduzioni fiscali per i redditi oltre i 15.000 euro.

In particolare si introduce una franchigia di 250 euro per alcune deduzioni e detrazioni Irpef e, per le sole detrazioni, si fissa il tetto massimo di detraibilità a 3.000 euro. E’ previsto anche l‘assoggettabilità ad Irpef delle pensioni di guerra e di invalidità.

Le risorse reperite vengono utilizzate per dimezzare il previsto aumento di due punti delle aliquote Iva dal giugno del prossimo anno.

Gli altri obiettivi che si prefigge Monti sono i nuovi incentivi per l‘aumento della produttività, le garanzie per gli esodati, la copertura delle spese insopprimibili dei ministeri, il pagamento degli arretrati delle Pa.

A sorpresa, il governo lima le aliquote Irpef “per agevolare i consumi delle famiglie dal reddito più basso”: viene ridotta di punto percentuale (da 23 a 22 punti e da 27 a 26) l‘aliquota Irpef sui primi due scaglioni di reddito (da 0 a 15.000 euro e da 15.000 a 28.000 euro).

Secondo una fonte del Tesoro, ridurre di un punto percentuale le aliquote Irpef del 23 e del 27% costa 5 miliardi.

SPENDING REVIEW

A regime, continua la nota, il risparmio “derivante dalla spending review è di 3,5 miliardi”.

La prima fase della spending ha garantito un risparmio di circa 4,4 miliardi per il 2012, 10,3 miliardi per il 2013 e 11,2 miliardi per il 2014. La spesa censita alla quale fanno riferimento questi risparmi è pari a circa 60 miliardi di acquisto di beni e servizi.

Le nuove misure di razionalizzazione della spesa pubblica si basano su un censimento di spesa “aggredibile” pari a circa 50 miliardi: 11 per l‘acquisto di farmaci, 7 per i dispositivi medici e 32 di acquisti per gli investimenti. L‘importo censito nelle due fasi della spending è di 110 miliardi, circa il 65% della spesa pubblica per l‘acquisto di beni e servizi.

Le voci di spesa su cui interviene il provvedimento allo scopo di ridurne gli eccessi sono: la reingegnerizzazione della rete di illuminazione pubblica; gli acquisti di beni e servizi non sanitari; il trasporto pubblico locale; le università; le consulenze per l‘informatica; gli affitti e la gestione degli immobili dello Stato.

Verrà rafforzata la capacità di controllo sui bilanci degli enti locali, che farà leva sulla Corte dei Conti, sui servizi ispettivi della Ragioneria Generale dello Stato e sulla Guardia di Finanza.

Il governo ha anche approvato un disegno di riforma del titolo V della Costituzione che regola i rapporti fra Stato e Regioni con l‘apparente obiettivo di riportare a livello centrale competenze su energia, infrastrutture, turismo e comunicazioni.

“L‘intervento riformatore si incentra anzitutto sul principio dell‘unità giuridica ed economica della Repubblica come valore fondamentale dell‘ordinamento, prevedendo che la sua garanzia, assieme a quella dei diritti costituzionali, costituisce compito primario della legge dello Stato, anche a prescindere dal riparto delle materie fra legge statale e legge regionale. E’ la cosiddetta clausola di supremazia presente in gran parte degli ordinamento federali”, dice il governo.

L‘economista Tito Boeri ritiene che la direzione di marcia sia quella giusta ma che l‘intervento poteva essere più coraggioso. Per intercettare la domanda estera, dice a Reuters l‘economista della Bocconi, “c‘è il tentativo di ridurre la pressione fiscale sul lavoro mentre al contempo si ha un aumento dell‘Iva. Questa è una misura - un po’ come si è fatto in Germania nel 2005 - che tende a ridurre i prezzi delle nostre esportazioni e ad aumentare quelli delle nostre importazioni”.

“La direzione è giusta, ma a mio giudizio nel momento in cui si prendeva questa strada si doveva essere un po’ più decisi. E’ una cartuccia importante che andava utilizzata per dare un segnale forte alle imprese, ai lavoratori e all‘esterno, che ci si muoveva in quella direzione”, aggiunge Boeri, che per esempio avrebbe preferito vedere una armonizzazione delle aliquote Iva.

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