9 ottobre 2012 / 13:12 / 5 anni fa

PUNTO 3-Esodati, per Ragioneria costi oltre 30 mld senza copertura

* Grilli annuncia fondo esodati in Legge stabilità

* Possibile ampliare platea esodati, no a modifica riforma pensioni (Aggiunge dettagli relazione tecnica)

di Francesca Piscioneri

ROMA, 9 ottobre (Reuters) - La Ragioneria generale dello Stato ritiene che la proposta di legge bipartisan che amplia la platea dei lavoratori esodati da tutelare e modifica in parte i requisiti per l'accesso alla pensione non abbia sufficiente copertura e faccia sfumare i progressi ottenuti in un decennio di riforme della previdenza.

E' quanto emerge dalla relazione tecnica depositata oggi presso la commissione Bilancio determinando un rinvio del parere sul testo che è stato rimandanto alla Commissione Lavoro per un approfondimento.

Nel dettaglio, secondo la relazione tecnica, l'ampliamento della platea degli esodati costerà 10,476 miliardi cumulati tra il 2012 e il 2025; la deroga ai requisiti per andare in pensione anvrà un onere di 16,842 mld cumulati tra il 2013 e il 2022; mentre circa 5 mld sempre cumulati saranno gli oneri per l'estensione ai dipendenti pubblici dei requisiti per la salvaguardia. Oltre 30 miliardi nel decennio, dunque, a fronte dei 5 miliardi previsti nel testo approdato ieri all'esame dell'aula della Camera ma che subità un rallentamento in attesa che si chiarisca la questione delle coperture.

A seguito del parere della Ragioneria, riferisce una fonte tecnica, si è riunito il comitato dei nove della Commissione Lavoro che ha avviato una trattativa con il governo per trovare una soluzione. L'idea è quella che l'esecutivo trovi alcune risorse per ampliare la platea degi esodati da tutelare, probabilmente nella legge di stabilità per il 2013 che il Consiglio dei ministri varerà stasera. E' invece difficile che ci sia spazio per un via libera alla parte del testo che modifica i criteri di accesso alla pensione reintroducendo di fatto l'anzianità seppure con penalizzazioni.

Il ministro del Tesoro, Vittorio Grilli, avrebbe confermato nella riunione in corso con le parti sociali che la legge di stabilità conterrà interventi a favore degli esodati.

La proposta di legge - che ha come primo firmatario l'ex ministro del Pd Cesare Damiano ma è stata votata trasversalmente in Commissione Lavoro - prevede uno stanziamento di 5 miliardi per finanziare un ulteriore ampliamento della platea degli esodati da tutelare, oltre i 120.000 già salvaguardati dal governo con risorse per circa 9 miliardi.

La copertura dovrebbe essere trovata attraverso un aumento della tassazione sui giochi on line ma il governo ha già rigettato la proposta.

La norma che prevede una modifica dei criteri per il pensionamento, oltre a costare secondo la Ragioneria 17 miliardi nel decennio, smonterebbe l'impianto della riforma Fornero a meno di un anno dalla sua entrata in vigore.

PARTITI CHIEDONO PIU' TUTELE, TORNA PENSIONE DI ANZIANITA'

Gli esodati sono quei lavoratori che hanno accettato di lasciare l'azienda anzitempo con la certezza di ricevere la pensione massimo entro due anni, ma che con la nuova riforma della previdenza che innalza l'età per lasciare il lavoro si trovano senza occupazione e senza assegno, non potendo più collegare lo scivolo incentivato alla pensione.

Con la nuova legge, per andare in pensione sono necessari 41 anni di contributi, 42 per gli uomini, oppure una età anagrafica che sale gradualmente da 62 anni nel 2012 per arrivare a 66 nel 2018.

Il governo ha finora messo a punto due decreti per tentare di sanare l'anomalia, uno per tutelare 65.000 persone, l'altro 55.000, prevedendo uno stanziamento di risorse di circa 9 miliardi cumulati.

Il testo all'esame della Camera prevede di ampliare le tutele, consentendo di andare in pensione, con le vecchie regole, ai lavoratori che abbiano stipulato accordi di mobilità breve o lunga, lavoratori a carico dei fondi di solidarietà, congedati con accordi individuali non più entro il 4 dicembre (come previsto dai primi due decreti), ma entro il 31 dicembre 2011.

Vecchie regole anche per i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria dei contributi, senza più l'applicazione dei vincoli di almeno un contributo prima del 4 dicembre 2011 e di non aver lavorato dopo l'autorizzazione.

Il testo contiene anche una modifica alla riforma delle pensioni per cui sarebbe possibile, in via sperimentale e fino al 2017, anche per gli uomini e non solo per le donne, andare in pensione fra i 57 e i 59 anni. Nel dettaglio, i lavoratori dipendenti uomini potrebbero andare in pensione a 58 anni fino al 2015 e a 59 anni fino alla fine del 2017, mentre le donne a 57 anni fino a tutto il 2015 e a 58 anni fino alla fine del 2017. Questo varrebbe solo per chi ha maturato 35 anni di contributi.

La pensione sarebbe però più bassa, rispetto a quella di coloro che aspettano i nuovi limiti della riforma Fornero (62 anni, più 42 anni e un mese di contributi per gli uomini e 41 anni e un mese per le donne), perché interamente calcolata con il metodo contributivo.

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