31 luglio 2012 / 16:28 / tra 5 anni

Sicilia non approva norma su tagli prima dimissioni Lombardo

ROMA, 31 luglio (Reuters) - L‘Assemblea regionale siciliana (Ars) non ha approvato prima delle dimissioni del governatore Raffaele Lombardo, arrivate come atteso oggi, i tagli di spesa promessi da Palermo al presidente del Consiglio Mario Monti e sui quali hanno acceso un faro le agenzie di rating.

Lo riferisce una fonte del governo palermitano che ha chiesto di non essere citata.

Le norme sulla spending review sembrano dunque essere rimandate a dopo le elezioni regionali di ottobre.

Lombardo ha ufficializzato da pochi minuti l‘addio nella sede dell‘Ars a palazzo dei Normanni. Una sua conferenza stampa è annunciata per le 18,30.

L‘assessore all‘Economia Gaetano Armao aveva presentato un emendamento all‘assestamento di bilancio che prevedeva un taglio del 25% della pianta organica dei dirigenti e un 20% di quella del comparto dopo aver concordato un piano finanziario di rientro vincolante con palazzo Chigi.

Sull‘emendamento però non è stato trovato l‘accordo che avrebbe consentito di portarlo alle votazioni dell‘assemblea.

La fonte spiega che la Sicilia, in quanto Regione a statuto speciale ha tempo fino a novembre-dicembre per approvare i tagli di spesa contro il termine di fine settembre delle Regioni a statuto ordinario.

“In questo momento, nei corridoi dell‘Ars circola anche l‘ipotesi di andare a una seduta a oltranza ma in realtà questa è una cosa che è molto difficile che avvenga”, ha aggiunto la fonte.

La settimana scorsa l‘agenzia Usa Moody’s ha tagliato il merito di credito della Regione a Baa3 da Baa2 e ha avvertito che potrebbero seguire ulteriori declassamenti, se non il ritiro stesso del rating, in mancanza di interventi strutturali convincenti sulla struttura del bilancio dell‘isola.

Pochi giorni prima l‘altra agenzia di valutazione americana Standard and Poor’s aveva sospeso il suo rating sulla Sicilia (BBB-plus) per mancanza di informazioni e aveva confermato l‘outlook negativo.

Secondo Armao, i contratti derivati della Regione ammontano a 900 milioni di euro e “laddove il rating della Sicilia scendesse troppo, si dovrebbe rientrare dai derivati e quindi versare un miliardo di euro cash”.

La solidità finanziaria della Sicilia, che rappresenta il 5,5% del Pil italiano, è al centro dell‘attenzione da quando il vice presidente di Confindustria Ivan Lo Bello ha parlato di un rischio default dell‘isola sulle pagine del Corriere della Sera a metà mese.

(Giselda Vagnoni)

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”C‘è l’

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