26 luglio 2012 / 15:09 / tra 5 anni

PUNTO 1-Monti esclude nuove manovre e aspetta Europa - Casini

* Accanimento terapeutico sarebbe inutile - leader Udc

* Draghi manda forte segnale su possibile azione Bce (Aggiunge dichiarazioni, fonti, contesto)

di Roberto Landucci e Paolo Biondi

26 luglio (Reuters) - Il presidente del Consiglio Mario Monti non farà alcuna manovra economica aggiuntiva anche se la sua agenda per i prossimi mesi è piena di cose da fare. Un accanimento terapeutico sarebbe inutile per la salute dell‘economia italiana dal momento che a muoversi adesso devono essere le istituzioni europee.

Lo ha detto oggi Pierferdinando Casini ai giornalisti, riferendo del colloquio che ha avuto stamattina a Palazzo Chigi con il premier, ultimo dei leader della maggioranza dopo gli appuntamenti di ieri di Monti con il segretario del Pd Pierluigi Bersani e con quello del Pdl Angelino Alfano.

Il trittico di incontri ha rasserenato il clima nella maggioranza anche se non appare ancora definito il programma dei prossimi tempi, in particolare per quel che riguarda le riforme istituzionali e nuovi interventi economici.

“Non ci saranno manovre suppletive, ma dico anche che il presidente del Consiglio sta riempiendo un‘agenda di cose da fare e quando riterrà apportuno spiegarne i contenuti, lo farà lui”, ha detto Casini in una conferenza stampa successiva al suo incontro con il premier.

“Noi abbiamo fatto i nostri compiti a casa. Ora è l‘Europa che deve dare risposte ed un nostro accanimento terapeutico non porterebbe niente di nuovo”.

Del tutto infondate le voci di chi vuole Monti pronto a lasciare già ad ottobre per consentire il voto anticipato.

“Monti non si pone il problema delle scadenze, si pone il problema di lavorare e lavora, senza stare a sfogliare la margherita. E’ stato chiamato ed onorerà il suo mandato fino all‘ultimo giorno lavorando”, ha aggiunto il leader dell‘Udc e del Terzo Polo.

Le parole del politico centrista sono arrivate quasi in contemporanea con le dichiarazioni del presidente della Bce Mario Draghi sulla possibilità che la banca centrale intervenga per difendere il debito spagnolo e italiano da attacchi speculativi.

LA MANO TESA DI DRAGHI

L‘ex numero uno della Banca d‘Italia ha specificato in particolare che se i premi richiesti dal mercato sui costi di finanziamento dovessero danneggiare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria, allora la questione rientrerebbe nel mandato della Bce.

Queste dichiarazioni hanno dato il via a un rally delle borse europee e a un forte recupero dello spread: quello del Btp decennale sul Bund ha recupero in poco tempo circa 50 punti attestandandosi in area 470-480 punti.

Balsamo sulle ferite di Monti che nonostante una riforma draconiana delle pensioni e uno scontro con i sindacati e la Confindustria sulla riforma del lavoro pena a vedere riconosciuti dai mercati i progressi compiuti.

Alla fine dei tre incontri di ieri e oggi, infatti, tutti i leader della maggioranza hanno confermato di avere trovato il presidente del Consiglio preoccupato per una situazione economica e finanziaria che resta grave.

Oggi il Tesoro ha collocato 2,5 miliardi di Ctz maggio 2014, pagando un rendimento del 4,86%, tasso più alto dopo il 7,814% - massimo dall‘introduzione dell‘euro - cui il Ctz fu collocato nell‘asta di fine novembre.

I tre segretari hanno anche confermato, come ha ribadito Casini questa mattina, che il governo è al lavoro per preparare “iniziative parlamentari”.

Fonti politiche interpellate da Reuters confermano però che i provvedimenti economici ai quali il governo sta lavorando, a iniziare dalla seconda parte della spending review, non dovrebbero avere “tempi brevissimi” e che “è probabile che se ne parlerà dalla fine di agosto in poi, dopo le vacanze”.

Anche sul capitolo delle riforme istituzionali, a cominciare dalla legge elettorale, le fonti parlano di “accordi ancora complicati e che non paiono essere imminenti”.

Casini ha invitato gli altri leader della maggioranza a un vertice per trovare una soluzione sulla riforma della legge elettorale sulla quale, malgrado tutti i leader dicano di vedere possibile un accordo in tempi brevi, le posizioni “restano distanti”.

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