23 luglio 2012 / 15:34 / 5 anni fa

SINTESI-Sale pressing enti locali su spending review in vista fiducia

* Allarme Province, con questi tagli non aprono scuole - Castiglione

* Crac grandi città metterebbe a rischio conti Stato - Delrio

* Sicilia non rischia default, ne’ commissariamento - Cancellieri

* Mosse legate a trattativa in corso per modificare tagli - fonte

di Stefano Bernabei e Giancarlo Navach

ROMA/MILANO, 23 luglio (Reuters) - Più si avvicina il voto di fiducia sul decreto di revisione strutturale della spesa pubblica al Senato, probabile questo venerdì, più salgono i toni degli allarmi degli enti locali, Comuni, Province e Regioni.

Le Province oggi hanno detto che se passeranno in Parlamento i tagli calcolati su 3,7 miliardi di consumi intermedi, conteggio che loro contestano ricalcolandoli in 1,3 miliardi, non avranno possibilità di aprire le scuole a settembre.

“Il tanto annunciato ‘non apriranno le scuole’ questa volta sarebbe vero, non è una esagerazione”, ha detto Piero Lacorazza, presidente della provincia di Potenza secondo il quale, senza modifiche al provvedimento, “metà delle province avrebbe un dissesto economico”.

Invece che ridursi le spese di 500 milioni quest‘anno e 1 miliardo il prossimo, le Province sono disposte a rinunciare a 176 milioni nel 2012 e 352 nel 2013. Allo governo mancherebbero 972 milioni e non è chiaro con chi o come debbano essere coperti.

Graziano Delrio, presidente dell‘associazione dei Comuni italiani e sindaco di Reggio Emilia, in una intervista a Reuters avverte che un dissesto di grandi Comuni, come Roma, Napoli, Palermo e Reggio Calabria, basterebbe a far saltare i conti dello Stato.

“Dal 2007 a oggi, fra finanziarie e tagli ai trasferimenti, ai comuni sono arrivati un totale di 22 miliardi di euro in meno, creando un problema progressivo soprattutto per quei comuni che vivono molto sui trasferimenti statali, come Napoli o Palermo”, dice Delrio, dopo che oggi il quotidiano La Stampa descrive il probabile crac di dieci grandi città italiane se passasse la norma che taglia del 25% i residui attivi dai bilanci comunali, cioè quegli incassi - da multe o tasse locali - contate per competenza ma non incassati in realtà .

Esagerano? E’ la reazione in vista del varo del decreto, tutt‘ora al Senato e su cui il governo porrà la fiducia per la definitiva conversione in legge?

La spending review prevede tagli a Regioni ed enti locali per 2,3 miliardi nel 2012, 5,2 miliardi nel 2013 e 5,5 miliardi dal 2014.

Il conto più salato lo pagano le Regioni, con una stretta ai trasferimenti di 1,3 miliardi nel 2012, 2,2 miliardi nel 2013 e 2,5 miliardi nel 2014.

Attraverso una riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio i comuni dovranno rinunciare a 500 milioni quest‘anno e a 2 miliardi a decorrere dal 2013.

Il contributo delle province è di 500 milioni nel 2012 e di 1 miliardo dal 2013.

TEMPO PER MODIFICHE FINO A GIOVEDI’

Una fonte governativa interpreta le grida di allarme nella consueta dialettica che precede interventi sulla spesa.

“Secondo me tutti stanno facendo le loro mosse perchè in queste ore c‘è una trattativa in corso (tra governo ed enti locali) sulla ripartizione dei tagli”, dice a Reuters.

“L‘obiettivo è quello di evitare quelli che sulla carta sono tagli lineari e che si vorrebbero calibrare in modo da beneficiare gli enti virtuosi a scapito di quelli che virtuosi non sono”, aggiunge.

La fonte ricorda che ci sono pochi giorni per raggiungere un accordo sulla composizione dei tagli a somma invariata dal momento che l‘esame del decreto nelle commissioni del Senato si conclude probabilmente giovedì e in aula il governo chiederà la fiducia sul testo uscito dalla commissione.

Viene dato per scontato che il governo spingerebbe gli enti locali a coprire eventuali buchi con un aumento delle tasse di loro competenza o una riduzione dei servizi prima di pensare a un aumento dei trasferimenti.

Intanto domani il presidente del Consiglio incontrerà il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, il cui bilancio è entrato nell‘occhio del ciclone dopo la denuncia del vice presidente della Confindustria Ivan Lo Bello, che ha parlato di rischio bancarotta.

Oggi il ministro dell‘Interno Anna Maria Cancellieri, da Trapani, ha escluso che ci sia rischio di default e che serva un commissario.

Il ministro ha però ammesso che “c‘è una situazione grave nell‘isola come anche in altre regioni italiane” e che “l‘importante è fare i bilanci più corretti possibile e lavorare per risanare le situazioni difficili”.

- hanno collaborato da Roma Massimiliano Di Giorgio e Giselda Vagnoni

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