Spread vale 164 punti, 300 punti per contagio e indecisioni Ue-Csc

giovedì 19 luglio 2012 11:19
 

ROMA, 19 luglio (Reuters) - Lo spread sui rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni tra Italia e Germania vale oggi in base ai fondamentali economici dei due Paesi circa 164 punti mentre gli oltre 300 punti restanti sono dovuti invece agli effetti contagio e alle indecisioni della Ue nella risposta alla crisi.

E' quanto sostiene il Centro studi della Confindustria (Csc) in una nota.

"Secondo le stime del Csc, nel terzo trimestre del 2012 i fondamentali economici danno ragione di uno spread di 164 punti, contro i 495 quotati il 16 luglio. I 164 punti sono in linea con la media (155 punti) che gli stessi fondamentali avrebbero giustificato dall'inizio del 2007 in poi", dice lo studio.

"L'incertezza sul futuro dell'euro e la sfiducia nella capacità dei governi dell'Eurozona di gestire la crisi spingono gli spread molto oltre i livelli giustificati dai fondamentali economici. Il Csc stima per l'Italia oltre 300 punti base di differenziale aggiuntivo tra i rendimenti del Btp e del Bund decennali: a tanto ammonta l'eccesso di spread rispetto ai 164 punti attualmente riconducibili ai divari tra Italia e Germania nel debito pubblico e nella crescita economica", si legge nella nota.

Il Csc aggiunge che "tale eccesso si ripercuote sul costo del denaro pagato da famiglie, imprese e banche, accentua considerevolmente il credit crunch e, provocando la nuova e violenta recessione in atto, infligge gravosi e controproducenti costi economici, sociali e politici. Il maggiore spread causa, secondo i calcoli del Csc, perdite pari allo 0,9% del Pil e a 144mila posti di lavoro e maggiori oneri per interessi pari a 12,4 miliardi a carico del bilancio pubblico, 12,1 miliardi sui conti delle famiglie e 23,7 su quelli delle imprese".

"I sacrifici, invece di essere premiati con l'abbassamento dei tassi di interesse, sono accentuati punitivamente proprio dall'andamento stesso dello spread, lasciato in balia degli effetti-contagio tra paesi in difficoltà e delle indecisioni e degli errori imputabili alle autorità europee", aggiunge la nota di Confindustria.

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