16 luglio 2012 / 13:38 / 5 anni fa

Italia, almeno 200 pb spread su Bund non derivano da fondamentali-Fmi

MILANO, 16 luglio (Reuters) - Dei circa 485 punti base del premio di rendimento che l‘Italia paga rispetto ai Bund tedeschi per collocare titoli di Stato decennali, almeno 200 non sono giustificati dagli elementi di lungo termine del bilancio e dell‘economia del paese.

Lo sostiene il Fondo monetario internazionale nell‘aggiornamento del ‘Fiscal monitor’ appena pubblicato.

Un grafico Fmi indica in poco più di 200 punti base la parte dello spread Italia/Germania non spiegata dai fondamentali. Per la Spagna i punti base ‘non giustificati’ sono poco inferiori a 200, mentre per il Portogallo - Paese sotto programma di aiuti internazionali - la parte ‘non fondamentale’ dello spread è addirittura di quasi 600 punti base.

I rilievi dell‘organismo multilaterale sulla forbice Btp/Bund si allineano così alle considerazioni fatte nei giorni scorsi dal neo ministro dell‘Economia Vittorio Grilli e dal governatore di Bankitalia. Entrambi aveano parlato di un giudizio troppo severo dei mercati nei confronti dell‘Italia che, secondo loro, ha intrapreso un serio programma di consolidamento del bilancio.

Nel documento del Fondo si sottolinea però che la politica di bilancio da sola non può stabilizzare le condizioni di mercato nella zona euro. Servono invece riforme dell‘architettura dell‘Unione monetaria europea.

“Gli attuali spread sovrani sono ben al di sopra di quanto sarebbe giustificato sulla base dei fondamentali di bilancio e non, suggerendo che sono necessarie riforme di ampio raggio che abbiano un effetto duraturo sulle aspettative” dice il Fondo.

“In particolare sarà di cruciale importanza rompere il legame tra il bilancio degli Stati sovrani e quelli delle banche”.

Per il Fondo monetario la decisione presa dal summit europeo a fine giugno di creare un meccanismo di sorveglianza bancaria unico e la conseguente possibilità che il fondo salva-Stati ricapitalizzi le banche direttamente sono passi nella giusta direzione che devono essere completati da ulteriori progressi verso un‘integrazione di bilancio più profonda e un‘unione bancaria completa.

Parlando delle misure per una maggiore integrazione di bilancio, il Fondo suggerisce l‘introduzione di debito comune della zona euro ma in “forma limitata”, accompagnata da una governance appropriata.

Per questa tipologia di debito comune l‘identikit Fmi è molto simile ai cossiddetti Euro-bill proposti da alcuni economisti per uscire dalla crisi del debito sovrano.

“L‘emissione di questi titoli potrebbe, inizialmente, essere relativamente ridotta e limitata alle scadenze più brevi e potrebbe essere condizionata a un maggiore controllo (per esempio limitata ai Paesi che rispettanp gli impegni di bilancio, legata a poteri di veto sul deficit nazionali e basata su impegni relativi alle entrate)”.

Rispondendo a una domanda sullo spread, Grilli in un‘intervista al ‘Corriere della Sera’ ha dichiarato ieri che “i mercati non riconoscono ancora la bontà degli sforzi compiuti dal nostro Paese per mettere i conti in ordine, il pareggio di bilancio è a portata di mano... nessun Paese ha fatto tanto in così poco tempo”.

Nell‘aggiornamento del Fiscal monitor il Fondo prevede comunque che l‘Italia farà ancora meglio del pareggio, registrando un piccolo avanzo strutturale nel 2013 (0,7% del Pil), nonostante un‘economia vista in contrazione quest‘anno e il prossimo (di 1,9% e 0,3% rispettivamente).

Quanto al debito/Pil, il documento contiene per l‘Italia le previsioni aggiornate di 125,8% per il 2012 e 126,4% 2013. Si tratta di stime in salita di oltre due punti di Pil rispetto ad aprile. Nel rapporto del Fondo si spiega che l‘aumento è dovuto in gran parte al contributo di Roma ai fondi European financial stability facility e European stability mechanism.

(Francesca Landini)

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