Vertice Ue, accordo dà sollievo, ma rischi attuazione- S&P's

mercoledì 4 luglio 2012 15:42
 

MILANO, 4 luglio (Reuters) - Le misure concordate all'ultimo Consiglio europeo di Bruxelles potrebbero essere utili a stabilizzare la zona euro e arrestare un ulteriore indebolimento del merito di credito sovrano dei singoli paesi. Tuttavia i rischi d'attuazione delle misure decise dal summit sono significativi e non è chiaro se i leader politici riusciranno a tradurre in pratica gli accordi.

Lo scrive l'agenzia di rating Standard & Poor's in un report dedicato alle ripercussioni del summit europeo del 28 e 29 giugno, indicando che, per ora, il vertice non ha prodotto conseguenze dirette sui rating dei paesi della zona euro.

"Vediamo l'ampliamento della risposta politica come un passo positivo. Misure che stabilizzano i flussi di capitale cross-border ora completano i programmi di austerità fiscale", commenta S&P in un documento pubblicato ieri in serata che segnala un cambiamento di giudizio dell'agenzia di rating. Lo scorso 13 gennaio S&P aveva deciso un downgrade multiplo per i paesi della zona euro lamentando la debolezza dell'azione dei politici europei di fronte alla crisi.

MARGINE DI MANOVRA

Riguardo la possibilità dell'Esm di acquistare sul mercato secondario e primario i titoli di Stato dei Paesi sotto pressione ma in regola con le regole di bilancio Ue, Standard & Poor's sottolinea come questo "possa attenuare le impennate dei costi di finanziamento, dando ai governi un po' di respiro" per ristabilire l'equilibrio del saldo primario e rafforzare le loro prospettive di crescita.

D'altra parte, però, ricorda l'agenzia, se le risorse a disposizione del fondo europeo di salvataggio Efsf e del Meccanismo europeo di stabilità Esm sono al momento sufficienti a soddisfare le richieste di aiuto che cinque Paesi della zona euro (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro) hanno presentato, queste non basterebbero ad assicurare un adeguato programma finanziario per l'Italia, qualora questo divenisse necessario.

In particolare, si legge nel report, il rischio che i fondi a disposizione siano inferiori rispetto al necessario è particolarmente "acuto" da metà 2012 fino a metà 2014, quando l'Efsf cesserà di funzionare, ma l'Esm non sarà ancora del tutto capitalizzato. Secondo S&P's le esigenze lorde di finanziamento dell'Italia nel 2012 ammontano a 370 miliardi euro.

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