3 luglio 2012 / 14:04 / 5 anni fa

PUNTO 2 - Spending review, Monti annuncia tagli ben oltre 4,2 mld

* Monti: superare logica tagli lineari

* Grilli: Italia resta “sorvegliata speciale” in Ue

* Sindacati pronti a sciopero per taglio 10% statali

* Regioni temono tagli a trasporto pubblico locale e sanità (Aggiunge Monti a secondo paragrafo, sindacati al 14°)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 3 luglio (Reuters) - La spending review dovrà garantire nel 2012 molto più dei 4,2 miliardi annunciati dal governo a fine aprile e punterà a ridurre del 10% i dipendenti pubblici attualmente in servizio.

Incontrando enti locali e parti sociali a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio Mario Monti ha tenuto a sottolineare che la revisione mirata della spesa pubblica “non è una nuova manovra di finanza pubblica” ma “un‘operazione strutturale” per “eliminare gli sprechi senza ridurre i servizi”, superando la logica dei “tagli lineari per guardare a più alte priorità”.

“Per evitare che in ottobre ci sia l‘aumento dell‘Iva occorrono 4,2 miliardi. Si sono poi aggiunte due esigenze: il tema degli esodati, meglio qualificati come salvaguardati, e il terremoto in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, rendendo la cifra di 4,2 miliardi molto più alta”, ha detto Monti secondo quanto riferito da chi ha partecipato gli incontri.

Cifre più dettagliate il capo del governo non ne ha date, ma già nei giorni scorsi fonti governative avevano fatto trapelare l‘intenzione di aumentare la dimensione dei risparmi oltre i 7 miliardi.

Il vice ministro dell‘Economia, Vittorio Grilli, ha confermato che il governo varerà il primo decreto per rendere effettivi i tagli questa settimana. I tempi sono stretti perché l‘Italia resta “sorvegliata speciale a livello europeo”.

Il commissario straordinario alla spending review, Enrico Bondi, ha spiegato che la revisione della spesa pubblica sarà parametrata su “linee mediane di virtuosità e su frontiere di efficienza basate su spese pro capite di personale, costi e servizi con prezzi benchmark”, facendo leva anche su centrali locali di acquisto.

La spending review si articolerà in tre fasi. La prima è già in corso e riguarda il taglio del personale che lavora alla presidenza del Consiglio e al ministero dell‘Economia deciso il 15 giugno scorso.

La seconda riguarda il decreto da approvare in settimana mentre la terza si concentrerà sulla riorganizzazione delle amministrazioni periferiche attraverso “un nuovo decreto da presentare tra qualche settimana”, ha comunicato la Cgil su Twitter.

SINDACATI RIBADISCONO DI ESSERE PRONTI PRONTI A SCIOPERO

Grilli ha confermato che il governo vuole ridurre del 20% il numero dei dirigenti pubblici e del 10% il personale di tutta la pubblica amministrazione.

Il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha precisato che il taglio avverrà attraverso la verifica delle piante organiche e “solo dopo sarà possibile selezionare e modulare l‘intervento attraverso la messa in mobilità per 24 mesi” dei dipendenti con l‘80% dello stipendio.

Se al termine della mobilità non sarà possibile procedere al ricollocamento, il dipendente in esubero perderà il posto. Tuttavia, fonti presenti alle riunioni hanno spiegato che il governo non esclude di favorire il processo di uscita dalla pubblica amministrazione attraverso deroghe ai nuovi requisiti pensionistici previsti dalla riforma del ministro Elsa Fornero.

Come già ieri, i sindacati rispondono allarmati agli annunci dell‘esecutivo e si dicono pronti allo sciopero generale.

“Stiamo procedendo ad una mobilitazione unitaria che deve continuare. Lo abbiamo detto in tempi non sospetti che pensiamo che bisogna usare anche lo sciopero generale”, ha detto la segretaria della Cgil, Susanna Camusso.

D‘accordo il segretario della Uil, Luigi Angeletti: “Non credo si possa evitare lo sciopero generale se ci saranno solo tagli lineari come quelli annunciati sui dipendenti pubblici”.

Anche il leader della Cisl, Raffale Bonanni, si è mostrato critico sull‘esito dell‘incontro, ma ha rimandato qualsiasi decisione sullo sciopero “fino alla decisione finale che prenderà il governo”.

Le regioni sono uscite da Palazzo Chigi deluse per l‘assenza di dettagli precisi e preoccupate per i nuovi tagli ai trasferimenti che si profilano.

“Siamo molto preoccupati perché non abbiamo ricevuto risposte tranquillizzanti dal governo, soprattutto sul fronte sanità e trasporto pubblico locale”, ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.

“Si rischia di tagliare ulteriormente i servizi ai cittadini. Meglio quindi che l‘esecutivo cambi idea, magari fornendo nella sanità, se vuole, meno servizi gratis”.

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