Spending review, Camusso: lavoratori hanno già dato, serve patrimoniale

martedì 3 luglio 2012 08:41
 

ROMA, 3 luglio (Reuters) - La logica del rigore e del controllo del debito non è più sufficiente, serve una "vera ridistribuzione fiscale attraverso una patrimoniale".

E' questa la posizione della Cgil in vista dell'incontro di oggi con il governo sulla spending review.

Il segretario del più importante sindacato italiano, Susanna Camusso, ha annunciato in un'intervista al quotidiano La Stampa che nell'incontro con l'esecutivo "diremo che bisogna cercare risorse altrove. I lavoratori pubblici hanno dato, e molto, molto di più dei dirigenti. Il conto va fatto pagare a qualcun altro. Adesso la vera priorità è creare lavoro".

Camusso, che ha detto di aspettarsi che dal confronto vengano lasciate fuori "istruzione e sanità", ha riconosciuto che "servono risorse" ma ha chiarito che "non si può insistere sulla impossibile logica del rigore e del solo controllo del debito. Così si amplifica la recessione ed evidentemente bisogna cambiare politica. Come? Con una vera redistribuzione fiscale attraverso una patrimoniale, che non è una bestemmia".

Sui tagli alla spesa pubblica il segretario della Cgil ha spiegato di essere contraria ai "tagli lineari", ai tagli "sui lavoratori pubblici per fare immediatamente cassa".

"Cominciamo a tagliare le consulenze, che valgono 1,5 miliardi, e non i ticket restaurant, che valgono 10 milioni. Ci sono grandi divari nelle retribuzioni? Paghiamo gli stipendi oltre una certa soglia in titoli pubblici. Eliminiamo le 3000 società che servono solo alla politica", ha detto ancora Camusso.

Il 30 aprile il governo ha annunciato nuovi tagli sul bilancio 2012 pari a 4,2 miliardi. Da giorni però fonti governative fanno trapelare l'intenzione di Monti di definire risparmi maggiori, anche oltre i 7 miliardi di euro.

L'obiettivo è rimandare al 2013, se non eliminare del tutto, l'aumento dell'Iva previsto da ottobre, blindare i saldi di finanza pubblica evitando rischi di aumento del deficit dovuti alla recessione e trovare ulteriori risorse per la ricostruzione delle zone terremotate in Emilia Romagna.

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