27 aprile 2012 / 13:27 / 5 anni fa

Assorbire bond sovrani più difficile per banche italiane che per spagnole

di Silvia Aloisi e Francesca Landini

MILANO, 27 aprile (Reuters) - Nei prossimi mesi le banche italiane affronteranno un compito più difficile rispetto agli istituti spagnoli sul fronte degli acquisti di titoli di Stato domestici.

I politici di entrambi i Paesi hanno sollecitato gli istituti a sopperire al calo della domanda di bond da parte degli investitori stranieri, ma per gli italiani si tratterà di un impegno più oneroso, da cui dipenderà la capacità della Repubblica di portare a termine il rifinanziamento del debito.

Se le difficoltà che sta incontrando Madrid a consolidare il bilancio hanno innervosito i mercati finanziari nelle ultime settimane, le banche spagnole appaiono in una situazione migliore di quelle tricolori per correre in sostegno del governo con acquisti di titoli di Stato. Non solo perché la dimensione del debito italiano in circolazione è quasi tre volte quello della Spagna, ma anche perché Roma ha completato finora una porzione più bassa del rifinanziamento totale che deve completare entro fine anno rispetto a quanto fatto da Madrid.

In aggiunta, gli istituti tricolore hanno preso a prestito una quantità inferiore di fondi rispetto alle banche spagnole ai finanziamenti Ltro della Banca centrale europea, che hanno fornito liquidità a basso costo utile per acquistare bond.

“Le banche italiane si trovano sotto una pressione senza precedenti per superare la fase di fiacca”, dice Nicholas Spiro di Spiro Sovereign Strategy. “Uno dei fattori critici da tenere sotto osservazione in Italia nelle prossime settimane e nei prossimi mesi è la disponibilità degli istituti domestici a sostenere il debito sovrano nell‘ora del bisogno”.

Gli istituti non sono obbligati ad acquistare titoli domestici, ma sono tradizionalmente grandi acquirenti di bond e sono stati oggetto di diversi inviti a sostenere l‘emittente sovrano sia in Italia sia in Spagna.

Finora le banche hanno fatto la loro parte, anche perché l‘investimento era attraente grazie a un buon tasso d‘interesse. Ma l‘attrattiva dei bond sovrani risulta appannata rispetto ai primi due mesi dell‘anno dal momento che i timori degli investitori sul debito sovrano hanno spinto al ribasso i prezzi dei bond, trascinando giù le quotazioni delle banche proprio a causa della loro esposizione ai bond.

IL COMPITO PER I PROSSIMI MESI

Il Fondo monetario internazionale stima che gli istituti italiani dovranno acquistare 223 miliardi di euro di titoli di Stato domestici quest‘anno, portando l‘esposizione ai sovrani a circa il 9% dei loro asset.

La previsione ipotizza che la quota degli investitori esteri di bond tricolori non risalirà, dopo essere scesa al 37% nel terzo trimestre 2011 dal 42% di fine 2009.

In Spagna, dove questa percentuale è scesa al 38% dal 51%, il Fondo si attende acquisti di titoli di Stato domestici da parte delle banche per 135 miliardi di euro, con un‘esposizione degli istituti spagoli sui bond sovrani del 4% degli asset.

L‘Italia - che ha accumulato un debito pubblici nell‘ordine di 1.900 miliardi di euro - ha completato finora circa il 40% del rifinanziamento lordo per il 2012 pari a 440 miliardi di euro. La Spagna, invece, è già arrivata alla metà.

Gli analisti stimano, inoltre, che gli istituti spagnoli, che hanno preso più fondi Bce, abbiano più liquidità a disposizione per sostenere l‘emittente sovrano.

“Rimaniamo cauti, ma sempre di più sull‘Italia che sulla Spagna”, dice Helen Haworth, strategist capo sui tassi di interesse europei per Credit Suisse, in un report pubblicato questa settimana. “L‘Italia ha... una considerevole necessità di rifinanziamento e c‘è meno chiarezza sulla capacità delle banche di farvi fronte”.

Nei primi due mesi dell‘anno, gli istituti italiani sono stati ben presenti sul mercato primario dei titoli di Stato. Secondo i dati della Banca d‘Italia, a gennaio e febbraio gli istituti hanno usato un‘ampia parte dei fondi derivanti dalle operazioni Ltro della Bce per comprare 58 miliardi di carta governativa. Questo porta la loro esposizione totale ai governativi a un massimo storico di 274 miliardi di euro, senza includere l‘effetto totale della seconda operazione di finanziamento Ltro della Bce, effettuata il 29 febbraio.

Le banche sono riluttanti a dire quanti titoli di stato hanno messo in portafoglio in questi ultimi mesi. Una fonte con diretta conoscenza dei numeri dice che i cinque maggiori istituti italiani - Intesa Sanpaolo, UniCredit , Monte dei Paschi, Banco Popolare e UBI - hanno acquistato poco meno della metà del totale di bond domestici assorbiti dalle banche a gennaio e febbraio. Il resto è andato a banche medie e piccole.

La fonte dice che nei primi due mesi dell‘anno gli investitori esteri sono tornati sul mercato italiano, ma hanno comprato titoli a breve scadenza, mentre stanno ancora disinvestendo sulle emissioni a lunga scadenza.

“Questa tedenza è preoccupante in prospettiva, se gli stranieri non torneranno nei prossimi mesi”, dice la fonte.

MAGGIORE ESPOSIZIONE

Gli analisti di JP Morgan stima che le banche italiane hanno ancora a disposizione 60 miliardi di liquidità netta da utilizzare per far fronte a necessità di funding totali stimate in 164 miliardi da dal secondo al quarto trimestre dell‘anno. Questi numeri si confrontano con fondi netti disponibili per le banche spagnole di 90 miliardi, le cui necessità potenziali di funding per il resto dell‘anno sono stimate in 146 miliardi, cifra che potrebbe salire, però, se continuerà il flusso di uscita dei depositi dal sistema bancario domestico.

“La conclusione è che l‘Italia è più vulnerabile, specialmente se gli investitori esteri e quelli domestici non-bancari non rinnoveranno il debito in scadenza nei loro portafogli”, dicono gli analisti di JP Morgan.

Nell‘ultimo mese le banche hanno avuto un monito di quanto l‘esposizione al rischio sovrano possa spaventare gli investitori quando il vento cambia. Le azioni di Intesa hanno perso il 24%, Unicredit il 30%, mentre le azioni di Monte dei Paschi hanno lasciato sul terreno il 33% in parallelo a una risalita del differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi a dieci anni al di sopra della soglia di 400 punti base.

(hanno collaborato Valentina Za a Milano e Nigel Davies a Madrid)

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