20 aprile 2012 / 12:52 / tra 5 anni

Italia, spending review servirà per calo deficit - fonte

* Prima relazione Giarda entro due settimane

* Faro su contratti Consip

* Tesoro nega slittamento obiettivi

di Giuseppe Fonte

ROMA, 20 aprile (Reuters) - La spending review in prima battuta servirà a ridurre l‘indebitamento netto per garantire il sostanziale pareggio di bilancio nel 2013, come concordato con l‘Unione europea.

Lo conferma una fonte governativa a pochi giorni dalla presentazione della prima relazione sull‘analisi mirata delle spese, con la quale il governo punta a superare la logica dei tagli lineari riducendo l‘impatto recessivo degli interventi sul bilancio pubblico.

“Essenzialmente la spending review servirà nell‘immediato a centrare gli obiettivi di deficit. I margini per destinare i risparmi ad altri scopi sono strettissimi”, spiega la fonte anticipando parte delle linee guida a cui sta lavorando il titolare del dossier, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda.

Già a gennaio il ministro aveva detto che la spending review mira a fare da “cuscinetto di garanzia per conseguire nel 2013 i risultati per cui l‘Italia si è impegnata in Europa”.

Da allora il quadro finanziario si è deteriorato e il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi sulla scadenza a 10 anni è risalito in area 400 punti base. Ancora sotto il massimo storico di 576 toccato il 9 novembre 2011 ma ben sopra il livello di circa 277 punti base raggiunto il 19 marzo scorso.

Pesano soprattutto le incertezze sulla politica di bilancio spagnola e, ieri, i rumour tra l‘altro smentiti di un imminente declassamento del rating sovrano di Parigi.

“Giarda dovrebbe presentare la prima relazione sulla spending review tra la prossima settimana e i primi giorni di maggio. I contatti con [il presidente del Consiglio Mario] Monti sono costanti”, dice la fonte riferendo tuttavia che difficilmente il documento fornirà una prima stima delle voci di spesa immediatamente eliminabili.

I primi interventi attuativi della spending review non dovrebbero neppure richiedere provvedimenti legislativi perché la legge di riforma della contabilità nazionale varata a fine 2009 consente al governo di agire anche attraverso semplici interventi amministrativi.

Secondo la fonte, in questa fase il governo vuole utilizzare la spending review per compensare i tagli previsti dalle ultime manovre ma “attuati solo in parte”, evitando nuovi scostamenti tra i saldi di bilancio effettivi e i saldi programmatici.

SOTTO ESAME CONTRATTI CONSIP

L‘analisi in dettaglio di ogni singola amministrazione può fare ottenere enormi risparmi senza compromettere, in teoria, la qualità dei servizi.

Come si legge nel rapporto sui primi 100 giorni del governo Monti, la spending review è uno strumento efficace “per superare il meccanismo dei tagli lineari nelle amministrazioni centrali che gestiscono circa la metà dei costi totali di funzionamento dell‘intero apparato per l‘erogazione di servizi a cittadini e imprese, stimato pari a 330 miliardi di euro l‘anno”.

I progetti di revisione riguarderanno inizialmente la spesa delle sole amministrazioni centrali e si concentreranno sui contratti di fornitura della Consip, la società del Tesoro incaricata di gestire gli acquisti delle pubbliche amministrazioni. Un bacino di circa 100 miliardi destinati alle spese di personale, di funzionamento e ai consumi intermedi, come ha detto Giarda in un‘intervista al Corriere della sera del 12 marzo scorso.

I margini di intervento sono quindi ampi e di importanza strategica, soprattutto dopo che l‘Italia, a causa della recessione più acuta del previsto, ha aumentato allo 0,5% l‘obiettivo di deficit in rapporto al Pil per l‘anno prossimo dallo 0,1% indicato a settembre e sostanzialmente confermato a dicembre, quando il governo Monti ha varato la terza manovra correttiva del 2011 da oltre 21 miliardi di euro. .

Gli impegni con Bruxelles restano confermati perché Roma ha garantito l‘anno prossimo il pareggio di bilancio strutturale, cioè al netto della componente ciclica e delle voci una tantum. E in termini strutturali il bilancio del 2013 dovrebbe chiudersi in avanzo di 0,6 punti di Pil.

L‘Italia ha già incassato un primo via libera della Commissione europea, che ieri ha definito il nuovo bilancio di previsione contenuto nel Def, il Documento di economia e finanza, coerente con gli obettivi di medio termine.

Tuttavia, alzare nuovamente l‘asticella del rapporto deficit/Pil nei prossimi mesi, anche solo di qualche decimo, sarebbe molto rischioso dopo che la Spagna è tornata sotto il fuoco della speculazione per aver aumentato l‘obiettivo dell‘anno in corso al 5,8 dal 4,4%, pur avendo confermato il target di finanza pubblica del 2013.

Almeno per il momento, il mercato sembra tutto sommato accettare i ritardi italiani sulla strada del consolidamento fiscale. Ma Richard McGuire, strategist di Rabobank, ha sottolineato questa settimana che “qualsiasi ulteriore sforamento dell‘Italia potrebbe cambiare le cose”.

È per questo che la spending review gioca un “ruolo fondamentale”, come ha scritto Monti nell‘introduzione al Def.

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