18 aprile 2012 / 15:14 / tra 5 anni

SINTESI - Italia rispetta impegni Ue con deficit 2013 a 0,5% - Monti

* Avanzo strutturale 2013 dello 0,6% è in linea con richieste Ue

* Fondamentale sarà la spending review per il rientro del debito

* Stime del Pil sono ancora ottimistiche rispetto a Ue e Fmi

* Tesoro: con nuove riforme +5 punti di Pil nel 2020

ROMA, 18 aprile (Reuters) - Nonostante il peggioramento degli obiettivi di deficit in rapporto al Pil Contenuto nel Def, l‘Italia rispetta gli impegni di risanamento del bilancio assunti con l‘Unione europea.

Lo dice il presidente del Consiglio, Mario Monti, in attesa che Bruxelles fornisca la sua valutazione analitica del nuovo quadro macroeconomico e di finanza pubblica contenuto nel Def, il Documento di economia e finanza pubblicato oggi.

Nel 2013 l‘Italia dovrebbe portare l‘indebitamento netto allo 0,5% del prodotto interno lordo a fronte dello 0,1% indicato a settembre e sostanzialmente confermato a dicembre.

Tuttavia, Palazzo Chigi dice in una nota che il Fiscal compact, il nuovo Trattato europeo, pone come limite massimo “un disavanzo strutturale pari allo 0,5% del Pil ai prezzi di mercato” e, poiché nel 2013 l‘Italia conta di raggiungere un avanzo strutturale dello 0,6%, l‘obiettivo è confermato.

Nessun commento per ora dalla Commissione europea, che dice di non aver ancora ricevuto i documenti ma esprime fiducia sull‘impegno di Roma nel raggiungere l‘equilibrio dei conti.

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Per leggere il quadro macroeconomico del Def cliccare su

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NUOVA MANOVRA SU CONTI, SE NECESSARIA, CON SPENDING REVIEW

Il giudizio della Commissione è importante perché il governo vuole evitare a tutti i costi di dover varare una nuova manovra dopo quella da oltre 21 miliardi di dicembre, i cui effetti recessivi continuano a farsi sentire.

“È probabile, oltre che auspicabile, che uno sforamento nell‘ordine di mezzo punto percentuale possa essere ‘tollerato’ in sede europea e non richiedere nuove manovre correttive (pena l‘aumento dei rischi di avvitamento recessivo)”, scrivono in una nota gli analisti di Intesa Sanpaolo.

Nel Piano nazionale delle riforme (Pnr) allegato al Def il governo lascia intuire che, se un nuovo intervento sui conti pubblici si rendesse necessario, avverrebbe attraverso la spending review, l‘analisi mirata delle voci di spesa con cui Monti vuole sopprimere sprechi e oneri superflui.

“Nel medio termine il rientro dal debito dovrà affidarsi maggiormente alla riduzione delle spese correnti. In questa prospettiva gioca un ruolo fondamentale l‘esercizio di spending review”, scrive Monti nell‘introduzione al Pnr.

Anche se Bruxelles non chiedesse misure aggiuntive, per l‘Italia sarà comunque necessario portare avanti la politica di rigore nei conti pubblici. Dal 2015, infatti, il Fiscal compact obbligherà Roma a ridurre di un ventesimo l‘anno la quota di debito superiore al 60% del Pil.

Il Tesoro ritiene che per rispettare il nuovo vincolo europeo non sia necessario intervenire con nuove imponenti manovre. La tesi è che con un bilancio mantenuto in sostanziale pareggio, senza quindi nuove emessioni per finanziare l‘eccesso di spese rispetto alle entrate, l‘Italia debba crescere in termini nominali di circa 2,5-3 punti percentuali per ridurre il debito in rapporto al Pil di un ventesimo l‘anno, grosso modo l‘1% in termini reali.

MONTI: CUORE PROBLEMA ITALIANO E’ TORNARE A CRESCERE

Il governo ha dovuto peggiorare gli obiettivi di deficit prendendo atto che la recessione sarà più acuta del previsto. Il Def ha quindi ridotto la stima di crescita 2012 a -1,2% dal precedente -0,4%, secondo i dati anticipati ieri da Reuters e confermati oggi. Previsioni tra l‘altro ancora ottimistiche rispetto al -1,3% della Commissione europea e, soprattutto, al -1,9% del Fondo monetario internazionale, che tra l‘altro stima nel 2013 un deficit all‘1,5% del Pil.

Monti si dice non particolarmente preoccupato da questi scostamenti, sottolineando che i singoli Stati possono incidere relativamente sulla crescita e molto di più sull‘andamento della finanza pubblica.

“Il cuore del problema italiano è come tornare a crescere. Non c‘è ragione per accettare che l‘Italia sia condannata ad avere una crescita sotto la media dell‘Eurozona da oltre dieci anni”, continua Monti nell‘introduzione al Pnr.

Poiché i vincoli di bilancio sono stretti, Monti precisa che la crescita può derivare solo da miglioramenti nella produttività, “in poche parole, provando a inserire in un sistema ingessato più efficienza, più produttività e più competitività”. Avanti con le riforme strutturali, quindi.

Il governo sostiene che le misure varate finora (liberalizzazioni, semplificazioni burocratiche e fiscali)dovrebbero far aumentare il Pil di 2,4 punti percentuali tra 2012 e 2020, con un impatto medio annuo dello 0,3%.

Gli economisti di Via XX Settembre arrivano anche a ipotizzare gli effetti di riforme strutturali “con elevato grado di intensità”, tali da determinare una chiusura completa del gap di competitività italiano rispetto agli altri principali Stati europei.

Secondo questo scenario, “l‘economia accumulerebbe una maggiore crescita di 5 punti percentuali in linea con i risultati ottenuti dai principali previsori europei (Ocse, Fondo monetario internazionale e Commissione europea)”, si legge nel Pnr.

Da qui l‘enfasi sui contenuti del Pnr, un “documento programmatico pluriennale” con cui Monti vuole dettare l‘agenda anche al nuovo governo che nascerà dalle elezioni politiche del prossimo anno, perciò chiede il sostegno al piano da parte di tutti i partiti politici, come ha detto nel corso della coferenza stampa a palazzo Chigi al termine del cdm di oggi.

L‘azione sulla crescita si concentrerà sul miglioramento dell‘accesso al credito, sulla riduzione dei tempi di pagamento della Pa alle imprese, sugli incentivi alle start-up innovative, su tempi più rapidi per i procedimenti della giustizia civile e sul completamento dell‘agenda digitale.

(Giuseppe Fonte e Antonella Cinelli)

Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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