29 marzo 2012 / 09:04 / tra 5 anni

Italia in recessione in sem1 2012, zona euro peggio di Usa - Ocse

MILANO, 29 marzo (Reuters) - La deludente performance del settore industriale e la continua debolezza nel clima di fiducia tra le famiglie suggeriscono che, a differenza di quella tedesca che cresce e quella francese piatta, l‘economia italiana rimarrà in recessione nei primi due trimestri del 2012.

Lo si legge nell‘ultimo rapporto Ocse, una valutazione provvisoria - ‘interim assessment’ - sulle prospettive di breve termine per i paesi dell‘Organizzazione.

Il breve studio, cui seguirà l‘Economic Outlook di primavera con stime puntuali sui singoli paesi, si apre sottolineando la netta divaricazione delle dinamiche di crescita: da un lato Usa e Canada, la cui economia mostra indubbi segnali di ripresa, e dall‘altro la zona euro le cui prospettive restano deboli.

Una tabella dedicata al G7 mostra a questo proposito le proiezioni Ocse per i primi due trimestri del 2012 evidenziando per il Pil italiano una caduta del tasso trimestrale annualizzato pari a 1,6% nel periodo gennaio-marzo e 0,1% in quello aprile-giugno.

Tenendo conto del -2,6% (sempre su base trimestrale annualizzata) del quarto trimestre 2011 e dal -0,7% del terzo, si tratterebbe per l‘Italia di quattro trimestri consecutivi di contrazione economica.

Secondo il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera, intervenuto stamane alla Camera, il paese è “nel pieno di una seconda recessione e il trend durerà tutto l‘anno”.

Risalenti al 28 novembre scorso, le ultime proiezioni Ocse scommettono per il Pil italiano su una media di -0,5% quest‘anno e +0,5% il prossimo.

Lo studio odierno parla di un grado di incertezza sulle ipotesi macro inferiore a quello dell‘autunno scorso - momento topico della crisi del debito sovrano - segnalando in tal senso il rimbalzo dei listini di borsa e il parallelo rientro negli spread sul mercato monetario e su quello delle emissioni corporate.

“La fiducia nei confronti del settore finanziario deve ancora aumentare, i derivati ‘cds’ sulle banche rimangono a livelli storicamente molto alti” scrive l‘Ocse.

Sempre per la zona euro, ulteriori rischi derivano dalle tensioni sui prezzi del greggio e dall‘indebolimento dei mercati emergenti.

“Nonostante le recenti iniziative nella zona euro sia a livello di istituzioni sovranazionali come la Bce sia a livello di singoli paesi, i rendimenti sui titoli di Stato rimangono in molti casi elevati. Il processo di riordino dei conti pubblici è avviato in molti paesi ma, nonostante una politica monetaria molto espansiva, le misure di aggiustamento stanno influendo negativamente sulla domanda”.

Se l‘orientamento della politica monetaria rimarrà senza dubbio accomodante per tutti i paesi Ocse, le misure di austerity per il rientro di deficit e debito dovrebbero invece proseguire a ritmo diverso nei singoli paesi.

Alla zona euro spetta un rafforzamento delle misure difensive - il cosiddetto ‘firewall’ - un miglioramento della governance fiscale e finanziaria, riforme regolamentari sul mercato dei prodotti, del lavoro e delle imposte.

“Le cause più profonde della crisi del debito sovrano europeo stanno nei fattori strutturali che hanno portato a una perdita di competitività nei paesi a elevato debito e squilibrio nelle partite correnti” scrive Ocse.

Tornando al consesso dei paesi Ocse, le condizioni del mercato del lavoro mostrano anch‘esse un andamento divergente, migliori negli Stati Uniti e fragili nella zona euro.

Redazione Milano, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 02 66129854, Reuters messaging: alessia.pe.thomsonreuters.com@reuters.net Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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