March 26, 2012 / 10:13 AM / 5 years ago

PUNTO 3-Lavoro, Pd dice che vuole modifiche ma non strappo col governo

5 IN. DI LETTURA

(Aggiorna con voto a unanimità su relazione Bersani)

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 26 marzo (Reuters) - Il Partito democratico non intende minare la stabilità del governo di Mario Monti, nonostante al suo interno appaia maggioritaria una posizione diversa sulla riforma del mercato del lavoro.

Lo ha detto oggi la capogruppo del partito al Senato, Anna Finocchiaro.

"Non c'è rischio di strappo con il governo", ha detto la dirigente del Pd, mentre era in corso la direzione del partito, spiegando che il Pd vuole cambiare una ingiustizia ma non punta a far impantanare il provvedimento in Parlamento.

Nel pomeriggio, poi, i dirigenti democratici hanno votato all'unanimità la relazione del segretario Pier Luigi Bersani, che ha chiesto modifiche al provvedimento nel corso dell'esame parlamentare.

"Siamo assolutamente responsabili e non ci saranno problemi di tempo se non quelli fisiologici per consentire una valutazione approfondita del provvedimento e di quelle che saranno le ripercussioni dell'entrata in vigore sul mercato del lavoro", ha detto la Finocchiaro.

A quattro mesi dal suo insediamento Monti affronta la prova più difficile sulla riforma dell'articolo 18 che nella versione approvata venerdì dal governo prevede nel caso licenziamenti per motivi economici illeciti solo la possibilità di indennizzo per il lavoratore e non anche il reintegro.

La Cgil ha già indetto otto ore di sciopero generale e sia il Pd che gli altri sindacati chiedono modifiche al progetto del governo che vanno nella direzione di reintrodurre la possibilità di reintegro anche per i licenziamenti per motivi oggettivi.

"O il provvedimento cambia o non passa", ha detto la presidente del Pd Bindi.

Arrivando alla direzione di stamane la Bindi ha anche ipotizzato che il Pd manifestasse in piazza coi sindacati.

Un sondaggio pubblicato ieri dal "Corriere della Sera" indica che il consenso al premier Mario Monti è sceso al 44% dal 62% del 6 marzo e che solo il 29% degli interpellati dà un giudizio positivo del provvedimento sul lavoro.

Anche se le diverse anime del partito si sono divise la scorsa settimana sul punto dei licenziamenti economici senza possibilità di reintegro, il segretario Bersani punta a unire tutto il Pd sulla richiesta di trovare un compromesso in Parlamento.

"Vogliamo portare in porto la riforma del lavoro ma discutere in Parlamento e correggere lacune che ci sono", ha detto Bersani nella sua relazione alla direzione.

Il leader ha rivolto un appello ai dirigenti del partito per muoversi in modo compatto sulla riforma: "Chiedo a tutti di stare a questo metodo, non prestiamo il fianco a chi vuole un Pd partito delle 100 voci", ha aggiunto il segretario, per cui il Pd non deve "essere descritto come al seguito del carro di questo o quel sindacato".

In un "colloquio" pubblicato oggi da Repubblica, il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha aperto alla possibilità di cambiare il ddl sul lavoro, apprezzando la disponibilità del Pd a una "manutenzione" dell'articolo 18: "... modifiche se ne possono fare, ma il governo non accetterà che questo disegno di legge venga snaturato, o sia ridotto in polpette".

I messaggi usciti oggi dalla direzione Pd sembrano indicare un intento unitario. Una discussione che Emanuele Fiano, riassume così su Twitter: "Il Pd sta svolgendo una Direzione unitaria, sostegno a Monti, cambiare Art(icolo) 18 in aula, riforme istituz(ionali) e l.(egge) elettorale".

Il vicesegretario Enrico Letta, che pure nei giorni scorsi aveva detto di essere favorevole alla posizione del governo sull'articolo 18 e pronto perfino a votare la fiducia, ha scritto in un tweet: "Ho detto in direzione Pd che troveremo soluzione in Parlamento sul lavoro e che dobbiamo rappresentare sia gli inclusi sia gli esclusi".

L'ex segretario Walter Veltroni, anche lui più orientato a modificare il discusso articolo, ha sostenuto la posizione di Bersani, così come hanno fatto il sindaco di Torino (ed ex segretario Ds) Piero Fassino, e l'ex concorrente alla segreteria Dario Franceschini, capogruppo alla Camera, secondo testimoni.

Una voce più critica, ma verso il governo Monti, viene invece da un bersaniano "di sinistra" come Stefano Fassina, responsabile economico del partito, che nel suo intervento, dicono testimoni, ha detto che nella riforma voluta dal governo c'è più flessibilità che sicurezza, e ha criticato il "fiscal compact", cioè l'obbligo di riduzione del debito pubblico previsto dalla nuova governance europea, perché impedisce la crescita.

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