Ue, maggiore coesione contro rischio disintegrazione euro-Monti

mercoledì 18 gennaio 2012 13:36
 

ROMA, 18 gennaio (Reuters) - Mario Monti batte il chiodo della coesione e dell'inclusione europea per evitare il rischio di disintegrazione della moneta unica e avverte che, oggi, "rinunciare all'euro significherebbe abbandonare all'incertezza i più deboli ed i più poveri".

In un'intervista a Radio Vaticana, il premier dice che "serve una maggiore coesione europea e serve combattere un rischio grave e cioè che l'euro, punto di arrivo, perfezionamento di un processo e pinnacolo molto audacemente innalzato sulla cattedrale dell'integrazione europea, si trasformi invece in un fattore di disintegrazione, di conflitto psicologico".

L'ex commissario europeo ha più volte chiesto ai Paesi europei, con un velato riferimento alla Germania, di avere una visione di lungo periodo sulla crisi del debito della zona euro che non alimenti divisioni tra Nord e Sud.

"Già solo 'psicologico', un conflitto è molto grave in Europa: tra Stati, tra popoli, tra popoli del Nord, popoli del Sud, come se ci fossero delle 'esclusive' distribuite geograficamente tra chi è parsimonioso e serio, chi è viceversa prono all'indisciplina individuale e collettiva", ha dichiarato Monti a Radio Vaticana.

Il premier ricorda che l'euro per nascere ha avuto bisogno infatti di essere accompagnato da una serie di vincoli per una responsabile gestione dei bilanci pubblici.

"Ebbene, in questo senso, l'euro ha indotto tutti i Paesi che hanno voluto abbracciarlo a rispettare meglio anche valori etici fondamentali, come quello dell'equità tra le generazioni. Non è più possibile, in modo irresponsabile, gravare le generazioni future di un pesante fardello di debito pubblico prima ancora che nascano, perché ci sono - in una visione responsabile - dei vincoli posti proprio come regola di convivenza tra i Paesi che partecipano all'euro", ha detto Monti.

"Ho voluto fare questa considerazione che mostra come sarebbe veramente paradossale se una punta così avanzata nella costruzione europea dal punto di vista tecnico-politico, ma anche, in fondo, civile ed etico, si trasformasse in un fattore di arretramento", ha aggiunto il presidente del Consiglio.

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