Bond utilities italiane deboli sul secondario

lunedì 19 dicembre 2011 16:50
 

MILANO, 19 dicembre (Reuters) - Sono messi meglio sia rispetto alle controparti bancarie sia rispetto ai titoli del Tesoro, morsi dalla crisi del debito, ma non godono di buona salute sul secondario nemmeno i bond delle utilitiy italiane.

Lo dicono operatori e analisti interpellati da Reuters poche ore dopo la decisione di Fitch Ratings, che a ridosso dell'intervento di venerdì sera sul rating sovrano italiano ha annunciato questa mattina di aver posto in 'rating watch' negativo le emissiomi senior delle utility a giudizio più elevato, da Terna a Enel e ad Acea.

Ampiamente scontata, la decisione dell'agenzia non esercita un impatto di rilievo sul secondario, ma nel corso degli ultimi dieci giorni il comparto delle utilities ha imboccato una china discendente molto simile a quella seguita in precedenza di finanziari e governativi.

"Effetti immediatamente legati alla mossa di Fitch non se ne vedono, il segmento è però caratterizzato da estrema debolezza" spiega un operatore.

"Il comparto ha relativamente tenuto a grandi linee fino alla scorsa settimana: a fronte di un tasso di 6,5% sul Btp decennale i titoli Eni pagavano intorno a 4,5%... poi si è capito che anche il settore soffrirà di una crisi partita dal settore finanziario che avrà però impatto sull'economia reale" aggiunge.

Gli addetti ai lavori parlano di un mercato particolarmente illiquido, che non guarda né ai fondamentali né all'emittente limitandosi a prendere spunto - specie in vista della fine dell'anno, momento di tradizionale aggiustamento delle posizioni - dal movimento dei governativi.

Per un'idea dei prezzi si può guardare l'ultima operazione in ordine temporale, il bond Enel 2015 cedola 4,625% collocato a metà ottobre - 1,25 miliardi, assegnati insieme a un miliardo a scadenza 2018 - scambia oggi a 342 punti base oltre il midswap rispetto ai 290 del pricing ma ai 390 di fine novembre, uno dei momenti clou della crisi.

"La bocciatura di Fitch stava già quasi completamente nei prezzi e non dovrebbe essere molto diverso neanche in caso Standard & Poor's decidesse di tagliare... è qualcosa che almeno in parte il mercato già sconta" osserva un secondo addetto ai lavori.

Il riferimento è all'annuncio S&P, datato ormai 5 dicembre e precedente dunque al vertice Ue, di avr posto sotto osservazione il merito di credito di 15 su 17 paesi della zona euro alla luce del determinarsi di un rischio sistemico.   Continua...