19 dicembre 2011 / 17:08 / 6 anni fa

PUNTO 2-Manovra vale 34,9 mld dopo Camera, da entrate 74% totale

* Manovre complessive riducono deficit di 81 mld al 2014

* Pressione fiscale sale al 45% dal 2013

* Il 55% delle maggiori entrate deriva da stretta sul patrimonio (Aggiunge dettagli a quarto paragrafo)

ROMA, 19 dicembre (Reuters) - La manovra "salva Italia" vale 34,883 miliardi di euro tra 2012 e 2014 dopo l'esame della Camera.

Lo si legge nel dossier preparato dai servizi Bilancio di Camera e Senato sugli effetti finanziari del decreto legge.

Minime le differenze rispetto al testo approvato in Consiglio dei ministri il 4 dicembre scorso, che secondo i tecnici prevedeva una manovra di 34,855 miliardi.

L'analisi tiene però conto dei flussi di entrata e di uscita "al netto degli effetti indotti". Il governo, invece, il più delle volte calcola il valore della manovra al lordo degli effetti.

Sul totale delle risorse raccolte, il governo destina 21,432 miliardi alla riduzione del deficit e 13,452 miliardi a interventi di stimolo alla stagnante attività economica e al rifinanziamento di spese ritenute indifferibili.

Le maggiori entrate assicurano 25,841 miliardi, il 74% dell'intera manovra. Le minori spese ammontano a 9,043 miliardi.

Occorre tuttavia considerare che dei 13,452 miliardi destinati alla crescita e a nuove spese, 9,806 miliardi sono minori tasse. Il saldo netto tra maggiori e minori tasse è quindi 16 miliardi. Un livello comunque sufficiente a far salire la pressione fiscale al 44,9% sia nel 2013 sia nel 2014, secondo l'analisi contenuta nel dossier.

CON DECRETI LUGLIO E SETTEMBRE STRETTA SU DEFICIT A 81 MLD

Lo spaccato della manovra fornito dai tecnici del Parlamento mostra che sul fronte delle entrate le misure di maggiore impatto sono l'imposizione sulla casa (11,33 mld), l'aumento delle accise sui carburanti (5,7 miliardi) e l'addizionale regionale sull'Irpef (2,2 mld).

Dal lato delle spese spicca la stretta sulle pensioni, che dopo gli emendamenti di Montecitorio assicura 6 miliardi nel 2014 (8,1 miliardi nella versione iniziale). Comuni, province e Regioni a statuto speciale dovranno rinunciare a 2,8 miliardi di trasferimenti.

Tenendo conto anche degli interventi adottati questa estate con i decreti legge di luglio e agosto, la correzione è pari a poco meno di 76 miliardi nel 2013 e a 81,2 miliardi nel 2014.

I tecnici delle Camere prevedono che la manovra riduca il rapporto deficit/Pil all'1,3% nel 2012 per poi portarlo a zero l'anno successivo. In linea con quanto prevede il governo, il dossier prevede che nel 2014 il bilancio dello Stato registri un avanzo di 0,2 punti percentuali.

55% NUOVE ENTRATE ARRIVANO DA STRETTA SU PATRIMONIO

La manovra peserà negativamente sull'economia italiana: se per il 2012 il governo indica un Pil in calo di 0,4 punti percentuali, Confindustria stima una contrazione dell'1,6%.

Per attenuare l'impatto recessivo della manovra, il governo ha cercato di concentrare le nuove tasse sui patrimoni, evitando di colpire redditi e consumi fin dove era possibile.

La "patrimoniale fattibile", come l'ha definita il presidente del Consiglio Mario Monti, assicura 14,14 miliardi sui 25,8 miliardi di maggiori entrate totali, il 55% circa.

Degli oltre 11 miliardi che arrivano dalla casa, 3,4 miliardi circa insistono sull'abitazione principale. La detrazione fino a 600 euro per le famiglie con figli a carico ha un valore di 400 euro e dovrebbe garantire le fasce di reddito più basse. Dal 2013 arriverà la Tares, l'imposta su rifiuti e servizi, da cui il governo si aspetta 1 miliardo l'anno.

La manovra colpisce anche gli immobili situati all'estero che appartengono a residenti italiani, le attività finanziarie, i capitali condonati con le quattro edizioni dello scudo fiscale e i beni di lusso come barche da diporto, automobili di grossa cilindrata e aerei privati.

L'AUMENTO DELLE IMPOSTE INDIRETTE FARA' SALIRE L'INFLAZIONE

Probabilmente, la vera componente recessiva della manovra è l'aumento delle imposte indirette, che finirà col pesare di più su chi ha un minor reddito disponibile.

La manovra ha già fatto salire dal 7 dicembre scorso le accise su benzina, gasolio per autotrazione e gas naturale. Ma la vera insidia per i consumatori scatterà dal primo ottobre del 2012, quando le aliquote Iva del 10 e del 21% saliranno di 2 punti percentuali per dare attuazione alla clausola di salvaguardia, su cui poggia circa un terzo dell'ultima manovra di Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti. Dal 2014 le due aliquote saliranno di altri 0,5 punti percentuali.

Il governo quantifica il maggior gettito in 3,28 miliardi nel 2012, 13,12 nel 2013 e 16,4 miliardi nel 2014.

L'aumento dell'imposta sui consumi non si applicherà solo nel caso in cui, entro settembre 2012, sia diventato legge il processo di riduzione delle agevolazioni fiscali e assistenziali previsto dalla delega fiscale. E va da sé che il taglio delle agevolazioni dovrà garantire gli stessi effetti positivi sul deficit.

Secondo la Corte dei conti, l'aumento di accise e Iva dovrebbe aumentare di circa un punto percentuale l'inflazione, già ora superiore al 3% a fronte dell'1,5% di obiettivo programmatico indicato dal governo nel nuovo quadro macroeconomico.

(Giuseppe Fonte)

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