BREAKINGVIEWS-Italia alla guerra di nervi. Chi cede prima?

mercoledì 9 novembre 2011 12:17
 

(L'autore è un editorialista di Reuters Breakingviews. Le opinioni espresse sono le sue)

di Hugo Dixon

ROMA, 9 novembre (Reuters Breakingviews) - L'Italia deve affrontare uno snervante gioco di resistenza. Come in Grecia, le dimissioni del primo ministro non significano la rapida formazione di un governo di unità nazionale capace di fronteggiare i problemi del Paese.

Politici litigiosi devono essere rimessi in riga dall'impazienza dei mercati, e dalle continue pressioni che arrivano dal resto della zona euro. I titoli di stato italiani non hanno nemmeno beneficiato di un rimbalzo post-Silvio Berlusconi. Nei primi scambi di oggi i rendimenti del Btp decennale sono schizzati al 7%, un nuovo massimo della zona euro che spinge il Paese verso una spirale del debito.

Gli investitori vorrebbero vedere una grande coalizione sostenuta dai maggiori partiti e guidata da un rispettato tecnico come Mario Monti, ex commissario Ue. Ma questo non avverrà con una bacchetta magica.

In primo luogo, Berlusconi guida ancora formalmente il governo italiano fino a che il Parlamento non approverà le riforme chiave chieste e concordate con l'Europa, cosa che potrebbe richiedere poche settimane, ma anche più tempo. Superato poi questo passaggio, si discuterà se sia meglio andare al voto anticipato, come auspica il premier, o formare un governo di larghe intese, come vorrebbe l'opposizione che non ha intenzione di mollare fino a quando Berlusconi non cederà o il suo partito si spaccherà.

La situazione è simile in qualche modo a quella greca dove i politici hanno condotto una trattativa su chi potesse sostituire George Papandreou, quale fosse il suo mandato, come i partiti di opposizione sosterranno il nuovo governo e quando si terranno nuove elezioni.

I governi di unità nazionale sono una grande idea, in teoria. Ma c'è il rischio che ciò che si metterà insieme in entrambi i Paesi non sarà né nazionale, né unito, né capace di governare.

Fortunatamente i politici nazionali non lavorano nel vuoto. La pressione dall'estero sta montando: gli investitori, gli altri paesi dell'area euro, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. E tale pressione deve continuare per riportare la politica all'ordine. Ciò significa probabilmente mesi di volatilità sui mercati e una politica del rischio calcolato prima che le cose si aggiustino e, ovviamente, il pericolo costante che qualcuno compia una sciocchezza nel frattempo.

(Tradotto da Redazione Roma, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 06 85224245, Reuters Messaging: francesca.piscioneri.reuters.com@reuters.net) Sul sito www.reuters.com altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia