November 6, 2008 / 4:12 PM / 9 years ago

PUNTO 2-Fmi vede prima contrazione economie ricche in dopoguerra

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(Aggiunge dettagli)

WASHINGTON, 6 novembre (Reuters) - Nel 2009 le economie avanzate registreranno la prima contrazione del dopoguerra secondo il Fondo monetario internazionale, che ha ha aggiornato le stime del World Economic Outlook di ottobre proiettando per i paesi ricchi una contrazione di 0,3% del Pil, in luogo della crescita di 0,5% stimata un mese fa.

Rispetto al rapporto pubblicato l'8 ottobre, l'Fmi ritiene che lo stress sui mercati finanziari sarà probabilmente "più intenso e prolungato", a dispetto dell'effetto che i tempestivi interventi delle autorità iniziano a manifestare.

"Si tratterebbe della prima contrazione annua del dopoguerra, sebbene l'entità del rallentamento sia ampiamente paragonabile a quelli del 1975 e del 1982. Un avvio di ripresa è atteso a fine 2009", si legge nell'aggiornamento del Weo.

L'economia mondiale nel suo complesso continuerà a espandersi, al ritmo di 3,7% quest'anno e di 2,2% il prossimo (le stime erano 3,9% e 3% in ottobre). Nel 2009, tuttavia, gli Stati Uniti subiranno una contrazione del Pil dello 0,7% e la zona euro dello 0,5%. Un mese le stime erano di +0,1% e +0,2%.

Già atteso in calo sia nel 2008 che nel 2009, il Pil italiano è visto scendere di 0,2% e 0,6% rispettivamente (da -0,1% e -0,2%).

"Gli Usa soffriranno, con le famiglie alle prese con una perdita di valore delle attività reali e finanziarie e con condizioni più restrittive del credito. La crescita dell'area euro sarà colpita duramente sia da una situazione finanziaria più restrittiva che dalla caduta della fiducia. In Giappone scemerà probabilmente il supporto che le esportazioni nette offrono alla crescita".

La crisi finanziaria continua a proiettare rischi significativi.

"Il processo di deleveraging potrebbe essere più intenso e prolungato di quanto incorporato in queste proiezioni". La rapida riduzione dell'indebitamento assunto per finanziare gli investimenti potrebbe inoltre innescare inversione di flussi di capitale e deprezzamento valutario disordinato per molti paesi emergenti.

"Al di là dell'impatto diretto della crisi finanziaria", poi, "l'attività economica è sempre più frenata dal crollo della fiducia".

Il tornado finanziario, infatti, spinge famiglie e imprese a rinviare le spese di fronte alla prospettiva di un prolungato periodo di sofferenza per occupazione e profitti.

Prevedendo un peggioramento delle condizioni finanziarie ed economiche, dal canto loro i mercati si aspettano un aumento significativo dei tassi di default societari e delle perdite su prestiti e titoli di debito.

"Pertanto le condizioni finanziarie resteranno rigide più a lungo e saranno meno sensibili alle misure adottate di quanto atteso in passato".

In questo contesto, "c'è la chiara necessità di ulteriori stimoli macroeconomici rispetto a quanto annunciato finora per sostenere la crescita e creare un ambiente in cui il comparto finanziario ritorni in salute".

Il Fondo invita le banche centrali a sfruttare gli spazi di allentamento della politica monetaria, ma avverte che questo potrebbe non essere sufficiente.

"L'allentamento monetario potrebbe essere meno efficace a fronte delle difficili condizioni finanziarie e del processo di 'deleveraging' in corso".

Complice il crollo dei prezzi delle materie prime, i rischi d'inflazione sono arretrati e ora anzi le economie avanzate si trovano di fronte a rischi crescenti - sebbene ridotti - di deflazione.

Per il Fondo tocca agli stati agire.

"Queste sono condizioni in cui è probabilmente necessario un ampio stimolo fiscale. Quest'ultimo può essere efficace se ben mirato, se sostenuto da una politica monetaria accomodante e attuato da paesi che hanno spazio di manovra sui conti". Il Fondo esorta poi a coordinare le risposte di politica, senza escludere che siano necessari ampliare gli sforzi di ricapitalizzazione.

"E' cruciale che ci sia una maggiore coerenza transfrontaliera delle misure".

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