Private debt Italia, 21 fondi attivi, 13 in raccolta - report

venerdì 10 marzo 2017 15:45
 

MILANO, 10 marzo (Reuters) - In Italia attualmente sono attivi 21 fondi di private debt, raccolti da 18 operatori, e 13 sono in fase di raccolta.

Sono i numeri forniti dall'osservatorio private debt di Aifi e Deloitte, illustrati nel corso di un incontro che è servito a fare il punto su un'industria, quella del debito alternativo rispetto alle banche, neonata, ma che sta crescendo rapidamente.

La dinamicità del mercato emerge dal fatto che, in sostanza, prima del 2014 i fondi di private debt non esistevano e che ora due operatori hanno già lanciato il secondo fondo e un soggetto è giunto al terzo fondo.

Altro dato che segnala l'accelerazione dell'industria: i fondi di private debt hanno finanziato 19 aziende nel 2014, 33 nel 2015, 35 nel 2016 e già cinque quest'anno, per un totale di 92.

I numeri hanno fatto da trampolino ad un dibattito aperto da Andrea Giovanelli, partner del private debt team di Deloitte: "Le banche cinque anni fa erogavano finanziamenti alle imprese per 900 miliardi, oggi siamo a 800 miliardi". Insomma, si sono persi per strada 100 miliardi, che aprono grandi spazi a nuovi soggetti che erogano credito.

Luca Manzoni, responsabile corporate di Banco Bpm, ha sottolineato che almeno una parte del credito scomparso è conseguenza dei fallimenti di tante aziende. E ha invitato a focalizzarsi sulla "complementarietà" tra banche e fondi di debito.

Alessandro Profumo, presidente di Equita Sim, ex AD di UniCredit ed ex presidente di Mps, ha analizzato i cambiamenti radicali conosciuti dal sistema bancario per effetto della crisi economico-finanziaria e della regolamentazione europea. E ha riconosciuto che, in passato, nei rapporti con le aziende gli istituti di credito si sono comportati in modo autolesionista ("Ci siamo fatti fare fessi"), accumulando credito di cattiva qualità e, nello stesso tempo, danneggiando le imprese stesse, sovraccariche di debito bancario e prive di cultura finanziaria.

Lorenzo Falconi, amministratore delegato di Acque Minerali d'Italia, ha portato la testimonianza di un'azienda che ha aperto le porte ad un fondo di private debt (Antares), definendo "ottuso" l'imprenditore che percepisce come invasivi gli interventi di questi nuovi soggetti.

Da notare, infine, che Profumo e Manzoni si sono detti concordi nel pronosticare che, passata l'attuale fase di erogazioni a pioggia volute dalla Bce, il credito dovrà necessariamente diventare più caro, con le banche che svilupperanno rapporti più stretti con un numero limitato di aziende, lavorando al fianco di fondi di private debt e di altri soggetti attivi nell'erogazione di credito.

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