10 febbraio 2017 / 11:48 / 6 mesi fa

ECONOMICA -Italia, per debito proposta radicale da società investimento Gb

di Luca Trogni

MILANO, 10 febbraio (Reuters) - L'aria che tira per il debito italiano non è buona e si riaffacciano proposte di riforme strutturali.

Nell'era del quantitative easing della Bce non si erano mai visti i due punti pieni di differenziale di rendimento tra Btp e Bund a 10 anni registrati questa settimana.

Il mercato -- come detto dal ministro Padoan -- ricorda all'Italia 'in modo sgarbato' che si deve occupare della discesa del suo debito. E, allo scopo, le privatizzazioni sono ormai un'arma spuntata.

Gli altri fattori, crescita e tasso di inflazione, sono, soprattutto il secondo, esogeni rispetto alle scelte di politica economica.

Restano le misure congiunturali che l'Italia prende da anni, contenendo e non risolvendo il problema del debito.

In questo quadro c'è chi, invece, suggerisce di intervenire con misure radicali.

PER ASTELLON CAPITAL RISTRUTTURAZIONE WIN-WIN

In un recente rapporto la società di investimento Astellon Capital propone di uscire dallo stallo, allungando in media la vita dei titoli di almeno 5 anni e riducendo il valore medio delle cedole, oggi al 2,85%, al 2,35%.

La società di investimento fondata da Bernd Onbruch, un passato in Morgan Stanley e in Amber, affronta la realtà italiana con qualche semplificazione di troppo.

Banca d'Italia, in quanto controllata da banche commerciali, diventa ad esempio una istituzione privata in grado di fallire tranquillamente se, come conseguenza della ristrutturazione del debito, fosse chiamata a onorare la sua attuale posizione debitoria nei confronti della Bce.

Ma per sostenere la radicale proposta sul debito la ricerca sciorina problemi che l'Italia si è effettivamente trascinata negli anni.

Questa "ordinata ristrutturazione del debito italiano", dice Astellon, avrebbe vantaggi per tutte le parti in causa.

L'Italia otterrebbe risparmi pari a quelli complessivamente ottenuti sulla spesa per interessi grazie al Qe e non avrebbe per alcuni anni il problema di rifinanziare centinaia di miliardi di titoli.

Gli investitori beneficerebbero del possesso di carta a basso rischio perchè il governo si impegnerebbe a sottomettere i nuovi titoli alla legge internazionale e a convertirli in dollari nel caso di Italexit o di rottura dell'Eurozona.

Qualunque operazione di ristrutturazione del debito italiano dovrebbe passare il vaglio del Consiglio Ue.

Secondo lo studio, con l'uscita dalla Ue della Gran Bretagna, per la Germania sarà più difficile formare una minoranza di blocco e pesare su ogni futura ristruttuazione del debito di un paese Ue come successo nel caso greco.

TROPPI PROBLEMI PER GESTIONE DEBITO

Nel periodo 1995-2015, secondo le stime di Astellon Capital, il surplus del bilancio primario dell'Italia, pari in media al 2,1% del Pil, è stato superato solo da quello del Belgio.

Ma mentre per Bruxelles la solida politica di bilancio ha fatto rientrare con successo il rapporto debito/pil, nel caso italiano il ratio è peggiorato di altri 11 punti percentuali.

L'intero surplus primario è stato abbondantemente bruciato dalla spesa per interessi che nello stesso periodo ha raggiunto il 5,5% del Pil, inferiore alla sola Grecia.

Guardando al futuro, l'arrivo di una regolamentazione che ne penalizza il possesso delle banche in termini di weighted risk, ricorda lo studio, potrebbe costringere gli istituti di credito italiani, sinora i clienti più fedeli del Tesoro, a diminuire i Btp in portafoglio.

Per un emittente che si presenta sul mercato un giorno ogni quattro la disaffezione obbligata delle banche italiane, soggetto che, anche in tempi di Qe, detiene un quinto dei Btp, sarebbe un grande problema.

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