3 febbraio 2017 / 16:59 / 6 mesi fa

RPT-INSIGHT-Npl, svalutazioni UniCredit segnale d'allarme per banche italiane

(Aggiusta titolo)

By Paola Arosio and Silvia Aloisi

MILANO, 3 febbraio (Reuters) - UniCredit ha pesantemente svalutato l'investimento da 700 milioni di euro in Atlante, creando una implicita pressione sugli altri sottoscrittori del fondo di salvataggio delle banche e complicando gli sforzi dell'Italia per la stabilizzazione del sistema.

Alle prese con un aumento di capitale 'monstre' da 13 miliardi dopo una radicale pulizia di bilancio, UniCredit ha ridotto il valore della quota in Atlante di oltre un terzo, per due fonti, che non hanno voluto fornire numeri precisi. Una fonte bancaria ha parlato di una svalutazione vicina al 70%.

Atlante non ha commentato.

Intesa Sanpaolo ha svalutato la sua quota in Atlante del 33%. Le altre banche, dopo essersi consultate nei giorni scorsi per adottare una linea comune, sono orientate a una svalutazione del 30%, secondo una fonte a conoscenza della situazione. Ma potrebbero essere costrette a nuove svalutazioni in futuro.

Esponenti di Atlante riconoscono che il fondo ha perso valore ma ricordano che l'orizzonte di investimento è di cinque anni e l'obiettivo è creare valore in quell'arco temporale.

Le svalutazioni possone essere lette come un'ammissione che mettere in sicurezza le banche italiane sarà molto più oneroso di quanto pensino banchieri e governo e che altre perdite si profilano per il settore.

Considerazioni che probabilmente scoraggeranno il settore privato dal mettere altro denaro per salvare le banche più deboli. E che aggiungeranno pressione su Roma, aumentando i dubbi sull'adeguatezza dei 20 miliardi stanziati dal governo per il sistema bancario italiano.

Circa un terzo di questa cifra è già stato destinato al salvataggio di Mps dopo il fallimento della soluzione di mercato.

"I 20 miliardi iniziano a sembrare pochi", dice Vincenzo Longo di IG. Il governatore di Banca d'Italia Ignazio Visco e il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan hanno entrambi detto negli ultimi giorni che 20 miliardi sono sufficienti a risolvere il problema, oltre che di Mps, delle altre banche deboli.

SOFFERENZE UNICREDIT CEDUTE A 13 CENT

UniCredit ha anche venduto poco meno di 18 miliardi di sofferenze a un prezzo medio di 13 centesimi per ogni euro nominale, secondo le due fonti, creando un imbarazzante precedente per le altre banche che stanno cercando di liberarsi dei loro crediti deteriorati, arrivati a 356 miliardi.

Un prezzo ben sotto quello di un altro recente deal, l'unico sugli Npl finora concluso da Atlante. Il fondo ha offerto 32,5 centesimi per ogni euro per i 2,2 miliardi di sofferenze cedute da tre delle good bank passate a Ubi.

Le banche italiane sono restie a cedere le sofferenze, operazione caldeggiata da Bce, soprattutto perché una vendita a un prezzo di mercato le esporrebbe a nuove perdite a fronte di un prezzo medio di carico del sistema di 40 centesimi per euro.

Timori sul capitale delle banche hanno portato il settore a perdere il 16% in Borsa lo scorso anno.

Le due fonti a conoscenza dell'operazione condotta da UniCredit sottolineano che, anche se la banca ha venduto 17,7 miliardi di sofferenze a Pimco e Fortress a una media di 13 centesimi, il portafoglio era vario, con un range di prezzo da 6 centesimi per gli 'old vintage' a più di 50.

Le fonti aggiungono che il dato di UniCredit non dovrebbe essere usato come un benchmark per altre banche perché il valore dei crediti inesigibili ha un ampio spettro a seconda, fra l'altro, della qualità delle garanzie associate.

Quanto ad Atlante, nato in aprile con il contributo di una settantina di investitori, è finora intervenuto, oltre che nel recente acquisto delle sofferenze delle good bank, nel capitale di Popolare Vicenza e Veneto Banca con un investimento di circa 3,5 miliardi.

Atlante aveva promesso agli investitori un ritorno del 6% annuo. Dieci mesi più tardi gli investitori nel fondo, oltre a non realizzare guadagni, stanno contabilizzando -- almeno per il momento -- perdite.

Qualche giorno fa il valutatore indipendente Deloitte ha evidenziato un valore del fondo al 31 dicembre del 24% inferiore a quello iniziale di 3,5 miliardi, basandosi su multipli di mercato. Ma la vera perdita sarà probabilmente ben superiore, come sembra dimostrare la mossa di UniCredit.

I due maggiori contributori di Atlante, UniCredit e Intesa Sanpaolo, hanno detto chiaramente di non avere intenzione di mettere altro denaro nel fondo per finanziare nuovi fabbisogni di capitale delle due banche venete, al momento stimati ad almeno 3 miliardi.

Cassa Depositi e Prestiti, altro grande contributore di Atlante con 500 milioni, non deve adeguare a valore di mercato le sue partecipazioni dato che non è quotata. Ma non è indifferente al tema.

"Ognuno pensa che Cdp abbia risorse illimitate. Il fatto che non sia stata coinvolta nel salvataggio di Monte dei Paschi dimostra che non è così", secondo una fonte vicina alla situazione.

Diventa così più probabile che il governo dovrà mettere soldi nelle due popolari venete, secondo fonti bancarie e un funzionario governativo.

Il Mef non ha commentato.

-- hanno collaborato Crispian Balmer e Giuseppe Fonte da Roma

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additional reporting by Crispian Balmer and Giuseppe Fonte in Rome

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