January 20, 2017 / 11:43 AM / 6 months ago

ECONOMICA-Btp, a fine anno quota Bce vicina a portafogli banche italiane

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di Luca Trogni

MILANO, 20 gennaio (Reuters) - Da qui a fine anno, sotto la spinta del quantitative easing, Bce e Banca d'Italia deterranno una quota di debito pubblico in titoli di Stato vicina a quella delle banche italiane nel loro complesso.

Lo scenario, impensabile sino a poco tempo fa, deriva in primo luogo dalla decisione di Francoforte di prolungare almeno sino a dicembre il proprio programma di acquisti.

Quest'anno si attende che Bce e Via Nazionale, sulla base delle quota legata alla presenza di Roma nel capitale della Bce stessa, acquistino titoli di Stato italiani per un valore nominale di circa 85 miliardi di euro (come stima Chiara Manenti dell'ufficio studi di Intesa Sanpaolo), salendo così a un totale vicino ai 300.

Ma anche gli istituti di credito nazionali contribuiranno, con la probabile riduzione dei Btp in loro possesso. L'offerta 2017 del Tesoro, al netto degli acquisti Bce e del rimborso dei titoli in scadenza, sarà negativa per circa 35 miliardi e lo rimarrà anche in caso di emissioni per ulteriori 20 miliardi per coprire i finanziamenti alle banche in difficoltà. A livello internazionale rimangono poi in discussione modifiche normative -- limiti percentuali al possesso di titoli di un solo emittente e introduzione del risk weighting anche per il debito sovrano -- che suggeriscono di alleggerire le proprie posizioni in titoli pubblici.

L'attesa di un rialzo dei tassi di interesse europei nei prossimi mesi e la ricerca di profitto, poi, potrebbero spingere le banche a prendere di beneficio con relativo alleggerimento delle proprie posizioni in Btp.

Nel solo mese di novembre, il portafoglio degli istituti di credito in titoli del Tesoro si è alleggerito di 10 miliardi, scendendo a circa 380 miliardi. Questo livello, depurato dei titoli entro l'anno non acquistabili dalla Bce, scende a circa 350 miliardi.

Tesoro in Campo, Con Qualche Preoccupazione

La politica espansiva di Mario Draghi, oltre a limitare le preoccupazioni dell'emittente Tesoro alle prese con collocamenti per oltre 400 miliardi, serve anche a far diminuire ulteriormente il costo medio del debito.

Nel corso del 2016 l'onere medio è sceso sotto il 3%. Secondo le stime di Luca Cazzulani dell'ufficio studi di Unicredit, diminuirà ulteriormente a condizione che il rialzo di tassi di interesse, sull'intera curva dei rendimenti, non raggiunga i 140-150 punti base. Anche scontando un aumento di un punto pieno su tutta la curva dei tassi, quindi, il Tesoro potrà chiudere l'anno con un onere medio del debito in riduzione.

La certezza del ruolo di Francoforte -- il consiglio Bce di ieri non ha affrontato il tema di una progressiva uscita dal programma di acquisti -- ha facilitato la risposta del Tesoro al recente taglio del rating da parte di Dbrs: il nuovo titolo a 15 anni proposto al mercato mercoledì ha riscosso richieste per oltre 21 miliardi.

Il prossimo test è atteso per il 10 febbraio. Moody's, la storica agenzia americana, potrebbe abbassare ulteriormente il rating sovrano dell'Italia, oggi appena due gradini sopra il livello 'junk'. E allora la tenuta dell'ombrello protettivo della Bce sul debito di Roma sarebbe sottoposta a un impegnativo test.

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