Banche, PwC vede transazioni crediti non performing in crescita a 50 mld in 2017

giovedì 15 dicembre 2016 15:07
 

MILANO, 15 dicembre (Reuters) - Il mercato italiano dei crediti non performing nel 2017 vedrà un'accelerazione con 50 miliardi di transazioni attese, su sofferenze ma anche 'unlikely to pay', contro i 43 miliardi previsti per il 2016, in un contesto in cui alcuni strumenti come le garanzie pubbliche Gacs dispiegheranno pienamente i propri effetti.

E' quanto si legge nel report redatto da PriceWaterhouseCoopers dal titolo "Positive vibes" presentato oggi dai partner Fedele Pascuzzi e Pier Paolo Masenza e dai co-head per gli Npl Katia Mariotti e Vito Ruscigno.

Il dato del 2016 include la cessione attesa delle sofferenze di Monte dei Paschi per 27,7 miliardi senza la quale registrerebbe una battuta d'arresto rispetto al 2015. Il 2017 ha come base di partenza la dismissione già annunciata da UniCredit per 17,7 miliardi a cui si aggiungeranno altre operazioni in rampa di lancio.

"Il 2016 è stato un anno di transizione. Sono state fatte alcune cose come le Gacs, la riforma del diritto fallimentare e delle procedure di recupero che non hanno generato ancora gli effetti che tutti speravamo. Le Gacs avranno un impatto importante nel 2017", ha spiegato Pascuzzi presentando il report.

In rampa di lancio per il 2017 Pwc cita nel report, tra le altre, operazioni di cartolarizzazione di sofferenze attese il prossimo anno da Credito Valtellinese (1,5 miliardi), Popolare Bari (350 milioni), Banca Carige (1,8 miliardi di cui metà quest'anno e metà il prossimo) e da Popolare Vicenza e Veneto Banca.

Il mercato potenziale è appannaggio quasi esclusivo degli operatori stranieri (95%), in particolare fondi Usa, che hanno livelli di raccolta tali da poter assorbire senza difficoltà i 331 miliardi di esposizioni non performing risultanti a fine giugno, ha spiegato Pascuzzi.

Spazi di inserimento per operatori italiani -- oggi soltanto Banca Ifis e Algebris sono soggetti attivi nel comparto -- potrebbero aprirsi in futuro ad esempio per quei soggetti, come le compagnie assicurative che hanno investito nel Fondo Atlante, ma a oggi non si vedono segnali in questa direzione, ha spiegato Masenza.

(Gianluca Semeraro)   Continua...

 

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