Banche salvate, valore cessione cala di 400 milioni per oneri ristrutturazione

giovedì 28 aprile 2016 14:01
 

di Stefano Bernabei e Luca Trogni

ROMA, 28 aprile (Reuters) - Il valore di cessione delle quattro banche salvate scenderà di 400 milioni circa per effetto di nuovi oneri di ristrutturazione necessari a garantire una redditività soddisfacente dei nuovi istituti in vendita.

Il dato, che è indicato nel rendiconto annuale del Fondo di risoluzione presentato oggi dalla Banca d'Italia, di fatto rappresenta una diminuzione del prezzo a cui Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e Carichieti potranno essere vendute in blocco o separatamente.

La metà di questi maggiori oneri futuri, concentrati nei prossimi due anni e che possono riflettere l'emersione di nuove rettifiche di credito e di costi del personale e amministrativi per la ristrutturazione, è attribuibile a Banca Marche, secondo Banca d'Italia.

La cessione di queste banche ponte, per le quale l'Italia aspetta dalla Ue una proroga oltre il termine fissato al 30 aprile, ha trovato l'interesse di 26 soggetti tra fondi esteri e banche, anche italiane.

Con i proventi di questa cessione verrà rimborsato debito residuo del prestito ponte di 1,55 miliardi ottenuto alla fine del 2015 da alcune primarie banche italiane per garantire la capienza dell'operazione di salvataggio da 3,7 miliardi.

Il sistema bancario lo scorso anno ha contribuito per 2,35 miliardi, di cui 588 milioni come contributo ordinario e con tre annualità straordinarie. Dal 2016 e per i successivi sette anni, la contribuzione nazionale al Fondo di risoluzione, che verrà via via mutualizzata come Fondo europeo di risoluzione, sale per il sistema del 25% circa, secondo calcoli della Banca d'Italia. La quota annuale complessiva salirebbe quindi attorno a 735 milioni di euro.

In questi giorni stanno arrivando alle banche le comunicazioni con le nuove richieste di contribuzione, che tengono conto sia del nuovo orizzonte temporale di otto anziché dieci anni per costituire la dotazione a regime, sia di nuovi criteri di ripartizione delle quote che considerano anche i rischi di ciascun intermediario.

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