Banche, Camera vota fiducia su decreto sofferenze, riforma Bcc

mercoledì 23 marzo 2016 13:42
 

ROMA, 23 marzo (Reuters) - Con 351 voti favorevoli e 180 contrari, la Camera ha votato la fiducia al governo sul decreto che riforma le banche di credito cooperativo e istituisce una garanzia pubblica sulla cartolarizzazione delle sofferenze (Gacs).

Il via libera definitivo è atteso in settimana, poi il decreto andrà in Senato, dove dovrebbe essere convertito in legge al più tardi il 7 aprile.

Dopo il passaggio a Montecitorio il decreto consente al ministero dell'Economia di emettere la Gacs non solo a favore delle banche ma anche di "altri intermediari finanziari", ponendo le basi per ampliare il numero di soggetti interessati ad acquistare i non performing loans. Le sofferenze potranno essere trasferite per un importo "non superiore al loro valore contabile netto alla data di cessione".

La riforma del credito cooperativo prevede la creazione di una società capogruppo con almeno un miliardo di patrimonio. Il ministero dell'Economia potrà ridurre per decreto a meno del 51% la quota di controllo delle Bcc, qualora vi fosse la necessità di reperire capitali freschi sul mercato.

Le banche che vorranno restare indipendenti dalla holding avranno 60 giorni di tempo per esercitare la 'way out'. La decorrenza scatta dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, quindi il termine ultimo per esercitare l'opzione cadrà attorno a metà giugno.

La way out è riconosciuta agli istituti con almeno 200 milioni di patrimonio netto al 31 dicembre 2015 e a chi decide di associarsi con una banca che rispetta questo requisito.

La Bcc dovrà conferire l'azienda bancaria ad una società per azioni versando allo Stato "un importo pari al 20% del patrimonio netto".

La forma cooperativa è salvaguardata perché la Bcc conferente ha l'obbligo di "modificare il proprio oggetto sociale per escludere l'esercizio dell'attività bancaria" e destinare le riserve a fondi mutualistici.

Infine, è stato anche approvato un emendamento, votato in commissione su iniziativa del Pd, che ha come obiettivo quello di impedire una volta per tutte l'anatocismo, cioè il calcolo degli interessi sugli interessi a danno dei clienti.

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