Titoli di Stato Italia, in 2015 vendono famiglie, comprano Bce e fondi

martedì 15 marzo 2016 16:30
 

MILANO, 15 marzo (Reuters) - Sono soprattutto gli investitori retail, spinti dai rendimenti discendenti, e in misura inferiore le banche ad aver venduto nel 2015 i titoli di Stato italiani acquistati dall'Eurosistema nell'ambito del proprio programma di Quantitative easing.

È quanto emerge dai dati del supplemento al bollettino statistico 'Finanza pubblica, fabbisogno e debito' il cui ultimo aggiornamento, con i numeri di dicembre 2015, è stato diffuso oggi da Banca d'Italia.

Tra dicembre 2014 e dicembre 2015 l'importo dei governativi italiani in mano agli investitori retail è andato di fatto a dimezzarsi, riducendosi di oltre 80 miliardi, da 179,843 a 95,445 (nella prima parte del 2014 la cifra è stata ampiamente e stabilmente superiore ai 200 miliardi); nello stesso periodo la quota sul totale scende, in base a calcoli Reuters sui dati di Bankitalia, al 5,2 dal 10%.

Il portafoglio in mano alle banche italiane è a sua volta sceso a 387,224 miliardi a fine 2015 dai 401,818 di dicembre 2014 (al 21,2% del totale dal 22,4%).

BASSI RENDIMENTI

"La tendenza è chiara, a vendere all'Eurosistema sono state soprattutto le famiglie, che a fronte di rendimenti che sono andati progressivamente a scendere hanno dismesso soprattutto Btp" spiega la strategist di Intesa Sanpaolo Chiara Manenti. "In parte c'è stato un travaso degli investimenti del retail verso quote di fondi comuni, in parte verso altri asset come l'azionario".

Tra dicembre 2014 e dicembre 2015 il portafoglio di titoli di Stato italiani detenuti da assicurazioni e fondi è salito di oltre 40 miliardi, a 478,543 da 435,533 (con un aumento particolarmente marcato rispetto ai 442,748 miliardi di novembre 2015); la percentuale sul totale è salita in un anno al 26,3 dal 24,3.

Il portafoglio di titoli in mano a Bankitalia, che effettua la maggior parte degli acquisti di carta italiana nel Qe, è salito dai 101,988 miliardi del dicembre 2014 ai 165,159 del dicembre 2015, dal 5,7% al 9,1% del totale.   Continua...