Pensioni, Padoan esclude modifiche strutturali a legge Fornero

mercoledì 16 settembre 2015 16:32
 

ROMA, 16 settembre (Reuters) - Introdurre flessibilità nell'accesso alla pensione comporta "oneri rilevanti e strutturali" sul bilancio dello Stato, da valutare con attenzione.

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, torna ad escludere il varo in tempi brevi di misure che permettano il ritiro anticipato dal lavoro a fronte di un assegno previdenziale più basso e ribadisce che il governo non intende fare marcia indietro rispetto alla riforma previdenziale di fine 2011, la legge Fornero.

"Una modifica strutturale andrebbe contro i principi di sostenibilità del sistema pensionistico, che è valutato in ambito europeo come tra i più solidi e sostenibili dell'Unione europea", ha detto Padoan durante il Question time alla Camera.

L'esecutivo ha rinviato al 2018 la riapertura del cantiere pensionistico, stando a quanto ha detto l'11 settembre Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e braccio destro del premier Matteo Renzi.

Padoan alla Camera dice che, "a legislazione vigente, esistono già forme di flessibilità, in particolare per il sistema misto. Nel 2030, ad esempio, c'è un sistema di flessibilità che consente il ritiro dall'attività tre anni prima rispetto ai requisiti anagrafici".

Quel che il governo sta valutando è, invece, un nuovo intervento di salvaguardia a favore dei cosiddetti esodati, coloro che sono rimasti senza lavoro e senza pensione dopo la riforma Fornero.

"Riconosciamo l'esistenza di un disagio e intendiamo trovare una soluzione", ha detto il ministro.

Attraverso sei diversi provvedimenti, gli ultimi governi hanno stanziato risorse sufficienti a garantire il pensionamento di circa 170.000 esodati. Al mese di luglio ammontavano a circa 120.000 le certificazioni accolte dall'Inps.

A riaccendere la polemica sugli esodati, la scorsa settimana, è stata la notizia che le risorse stanziate e non utilizzate sono tornate in pancia al ministero dell'Economia e non possono essere utilizzate per una nuova salvaguardia. Ci sarebbero problemi di copertura anche per estendere oltre il 2015 la cosiddetta 'opzione donna', ovvero la possibilità per le lavoratrici di andare in pensione anticipata a 57 anni di età e 35 di contributi, ma con l'assegno calcolato con il sistema contributivo, dunque con una penalizzazione di almeno il 30%. Padoan dice che "gli eventuali risparmi non hanno certezza in quanto non è stata conclusa la procedura prevista dalla legge per la loro certificazione. In ogni caso, il trascinamento di questi risparmi ad anni successivi costituisce una deroga al principio dell'annualità del bilancio, pertanto non potrebbero essere utilizzati senza una specifica previsione normativa".   Continua...