10 settembre 2015 / 15:40 / 2 anni fa

Banche, approccio al credito cambia ma dimensione imprese ostacola

* Per prestiti bancari sempre più importanti piani finanziari

* Nuovo approccio indicato durante Aqr basato su flussi di cassa

* Capacità di assistenza a Pmi deve cambiare - Vandelli

di Valentina Za

MILANO, 10 settembre (Reuters) - Gli istituti italiani sono a una “svolta culturale” nell‘approccio al credito sotto la nuova vigilanza della Banca centrale europea, un nuovo corso che chiede di superare i limiti propri di un sistema produttivo centrato sulla piccola impresa.

I criteri adottati durante l‘esame dei bilanci bancari condotto nel 2014 dalla Bce, da cui sono scaturiti maggiori accantonamenti su crediti, presuppongono un orientamento decisamente più quantitativo e rivolto al futuro di quello tradizionalmente adottato in Italia.

“Il nostro modo di fare credito deve cambiare se guardiamo all‘esperienza dell‘asset-quality review” ha dichiarato durante un convegno estivo l‘Ad della Popolare Emilia Romagna Alessandro Vandelli. “Si chiede la presentazione di piani finanziari anche alla piccola e media impresa che non sa neanche di cosa stiamo parlando”

Un piano finanziario consente di simulare i flussi di cassa di un‘azienda e calcolare un parametro rivelatosi chiave durante l‘Aqr: il ‘debt service coverage ratio’ che misura la generazione di cassa a servizio del debito.

“Chi non era pronto prima ora si sta attrezzando con elementi prospettici per calcolare il debt service coverage ratio” spiega un dirigente dell‘area crediti di una banca medio-grande. “Sicuramente è una svolta culturale”.

In un paese in cui il 95% delle aziende ha meno di 10 addetti e, di norma, nessun responsabile di tesoreria le cose hanno finora funzionato diversamente.

“Prima ci si accontentava di un‘informazione parziale e storica ... se il cliente era sempre andato bene era un buon cliente” spiega il dirigente bancario. Per cultura, aggiunge, molte aziende familiari sono restie a fornire informazioni finanziarie dettagliate.

Inoltre, spiega Lea Zicchino di Prometeia, il carico fiscale spinge le piccole aziende a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per non far emergere appieno i profitti, situazione cui ha cercato parziale rimedio da ultimo il governo Monti con incentivi al reinvestimento degli utili.

DAL COLLATERALE AI FLUSSI DI CASSA

Le banche erano abituate a ovviare alle carenze informative e di capitalizzazione delle aziende facendo affidamento su garanzie reali come capannoni o abitazioni, afferma Giovanni Viani, partner e responsabile per l‘Europa sudorientale a Oliver Wyman, società che ha affiancato la Bce nell‘Aqr.

Ma la crisi ha intaccato la protezione offerta dal collaterale, specie se valutato al valore di immediato realizzo come durante l‘Aqr.

“L‘approccio tradizionale al credito in Italia è prevalentemente asset-based, quello suggerito in fase di asset-quality review è più legato al cash-flow, stimato attraverso un business plan,” dice Viani.

A imporre un cambiamento sono anche crediti deteriorati pari al 18% del totale e un crollo di oltre 90 miliardi dei finanziamenti bancari alle imprese negli ultimi quattro anni.

Alcune aziende tengono il passo: Pasta Zara, ad esempio, in gennaio si è dotata di un rating pubblico Cerved, uno strumento utile nel negoziare un prestito bancario o il relativo tasso per l‘azienda trevigiana, valutata “molto solida”.

“Le cose sono cambiate: le banche hanno bisogno di piu informazioni”, spiega il presidente Furio Bragagnolo. “Il rating aiuta a velocizzare pratiche di finanziamento che ora richiedono anche fino a un mese e mezzo.”

La trasparenza è d‘obbligo per le aziende che si rivolgono agli investitori e per Mario Bottero, della società di consulenza torinese ADB, il processo per accedere al credito bancario tende sempre più a ricalcare quello che conduce al mercato.

Le banche stesse, il cui credito nel 2014 rappresentava secondo Abi l‘89% del debito complessivo delle aziende, potrebbero offrire la consulenza necessaria: “la nostra capacità di assistere le piccola media impresa deve cambiare,” esorta Vandelli.

Qualcuno si è già mosso: in luglio Deutsche Bank ha lanciato una piattaforma online per le imprese italiane a supporto dell‘elaborazione di business plan e previsioni sulla redditivita aziendale. (Reporting by Valentina Za)

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