February 26, 2015 / 3:28 PM / 2 years ago

PUNTO 1-Derivati, rischi limitati da clausole chiusura anticipata - Tesoro

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(Aggiunge contesto in coda, dichiarazioni Cannata)

ROMA, 26 febbraio (Reuters) - Le clausole di chiusura anticipata presenti in 13 derivati stipulati dal ministero dell'Economia con le banche comportano rischi limitati per il bilancio pubblico e distribuiti in un arco di tempo superiore a nove anni.

Lo ha detto la responsabile del debito pubblico, Maria Cannata, durante un'audizione alla Camera.

"Il momento in cui possono essere esercitate le clausole è distribuito nel tempo, dal 2015 al 2038. Il 'mark to market' complessivo è negativo per 9,3 miliardi", dice la dirigente del Tesoro.

Il mark to market (MTM) esprime il valore attualizzato di tutti i flussi netti futuri stimati sulla base dei tassi correnti di mercato, che può essere negativo o positivo.

Nel caso della Repubblica italiana il MTM di tutti i derivati in portafoglio è negativo per 42,6 miliardi, in base ai dati aggiornati a fine 2014 e depositati alla Camera. Questo significa che il Tesoro avrebbe dovuto versare alle controparti 42,6 miliardi in caso di chiusura simultanea di tutti i contratti al 31 dicembre dello scorso anno.

"Non è che il mark to market sia esigibile in ogni momento. Lo è se ci sono clausole di estinzione anticipata. E quel che è più significativo sono le clausole presenti negli anni più vicini", dice Maria Cannata.

"Nel 2015 la clausola è presente in una sola posizione ma in questo caso il mark to market è positivo. Se fosse esercitata incasseremmo" 18 milioni di euro, prosegue.

Nel 2016 cade la data di esercizio di un'altra clausola e in questo caso il mark to market è "negativo per 855 milioni. Nel 2017 non c'è niente e nel 2018 ci sono due posizioni con un mark to market negativo di 1,772 miliardi".

"Dal 2019 al 2022 niente, tutte le altre clausole possono essere esercitate dal 2023".

La responsabile del debito pubblico ribadisce che ci sono pochi margini per ristrutturare i derivati in essere. Eurostat, infatti, ha stabilito che il contratto deve essere considerato come nuovo in caso di ristrutturazione e, se il MTM è negativo, questo valore va considerato come un debito.

(Giuseppe Fonte)

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