10 febbraio 2015 / 15:28 / tra 3 anni

PUNTO 2-Tesoro: in 13 derivati ci sono clausole chiusura anticipata

* Maria Cannata: Una clausola può scattare già nel 2015

* L‘operazione con Morgan Stanley era “unica nel suo genere”

* Il Tesoro ha emesso 163 mld in derivati (Aggiunge dichiarazioni Cannata in coda)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 10 febbraio (Reuters) - In tredici contratti derivati stipulati dal ministero dell‘Economia “sono presenti clausole di risoluzione anticipata legata al valore di mercato” e in uno di questi la clausola può essere esercitata nel 2015.

Lo dice la responsabile del debito pubblico, Maria Cannata, aggiungendo che la Repubblica italiana ha derivati in essere per circa 163 miliardi.

I derivati di Stato alimentano da anni polemiche e sospetti. L‘episodio più discusso risale a gennaio 2012, quando il Tesoro ha versato a Morgan Stanley 2,6 miliardi di euro in conseguenza di una clausola di ‘Additional termination event’ presente in alcuni contratti.

La Cannata dice che quella clausola era “unica nel suo genere” e il Tesoro ha negoziato attivamente chiudendo buona parte del portafoglio con Morgan Stanley.

“Anche se l‘esborso è stato considerevole, è risultato comunque inferiore a quello che sarebbe stato subendo passivamente l‘esercizio della clausola”, ha detto la dirigente del Tesoro secondo il testo depositato presso la commissione Finanze della Camera, nell‘ambito dell‘indagine conoscitiva sui derivati.

Da inizio 2011 ad oggi il Tesoro ha rinegoziato le posizioni eliminando 20 clausole di chiusura anticipata.

Delle tredici che restano, la risoluzione “è riconosciuta ad entrambe le parti contraenti a date predefinite”, dice Maria Cannata.

In alcuni casi non è necessario che si verifichi una qualche condizione (break clauses) perché sia ammesso l‘esercizio della clausola. In altri, invece, il merito di credito deve scendere “al di sotto di una certa soglia: ‘A-’ nel caso di Standard and Poor’s e ‘A3’ nel caso di Moody‘s”.

L‘Italia ha attualmente un rating più basso: ‘BAA2’ per Moody’s e ‘BBB-’ per S&P‘s.

I tredici contratti sono divisi in quattro Interest rate swap (Irs) e nove Swaption. Per uno degli Irs “la data di esercizio della clausola cade nell‘anno corrente, per altri due si colloca nel corso del 2018”.

Alla fine del 2014 i derivati del Tesoro ammontavano a circa 159,6 miliardi e sono composti da cross currency swap (14%), Irs (72%), swaption (12%) e Irs collegati ad operazioni di Infrastrutture spa (2%).

Esiste inoltre una componente aggiuntiva, di circa 3,5 miliardi, che riguarda mutui della Cassa depositi e prestiti (Cdp) in cui lo Stato è diventato parte creditrice.

La Cannata esclude abusi e difende la tradizionale ritrosia del Tesoro a diffondere informazioni dettagliate sui contratti: “Un grado così granulare di ‘disclosure’ non lo dà nessuno e potrebbe farci perdere rispetto al resto del mercato”.

I derivati hanno aumentato la spesa per interessi di circa 3 miliardi nel 2013.

Il valore di mercato aggiornato al terzo trimestre del 2014 è negativo per 36,87 miliardi, “in quanto influenzato dal livello assoluto straordinariamente bassi dei tassi di interesse”.

Il Tesoro, infatti, ha utilizzato i derivati per assicurarsi contro un “rialzo repentino dei tassi”, definito da Maria Cannata come “il rischio principale da cui era opportuno proteggersi”.

La crisi ha però prodotto una situazione di mercato non prevista dagli uffici di Via XX Settembre. La conclusione è che oggi la Repubblica italiana paga alle banche controparti un tasso medio di poco inferiore al 4,4%, mentre riceve generalmente il tasso Euribor a 6 mesi, pari allo 0,131%.

Dall‘inizio della crisi tutta l‘attività del Tesoro si è concentrata sulla gestione e rimodulazione del portafoglio in essere, “senza l‘apertura di nuove posizioni ad eccezione dei cross currency swap”, dice la responsabile del debito pubblico.

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