September 3, 2014 / 10:55 AM / 3 years ago

Scuola, in piano governo 150.000 assunzioni per 3 mld euro nel 2015

6 IN. DI LETTURA

* Renzi: un anno per rivoluzionare la scuola

* Per gli insegnanti è prevista la mobilità nazionale

* Bonus fiscale per chi dona soldi a istituti

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 3 settembre (Reuters) - Per il premier Matteo Renzi quella lanciata oggi dal governo non è una riforma della scuola, ma addirittura una rivoluzione, con l'annuncio di cambiamenti significativi dal 2015 per il sistema dell'istruzione, a partire dall'assunzione di circa 150.000 docenti, fino ad arrivare a un bonus fiscale per chi dà soldi agli istituti.

Il pacchetto degli interventi prevede a gennaio 2015 la presentazione delle prime norme e a settembre dello stesso anno l'assunzione in massa di nuovi insegnanti, con l'inserimento nella Legge di stabilità del primo miliardo di euro dei tre necessari a sostenere l'operazione, dice il rapporto ("La buona scuola", here).

Intanto, però, dal prossimo 15 settembre e per due mesi il governo lancerà una consultazione nazionale tra famiglie, insegnanti e associazioni sul piano.

"La scuola è il cuore di tutto", ha detto in un videomessaggio lo stesso Renzi. "Se noi saremo in grado, nei prossimi 12 mesi, di ripensare a come l'Italia investe sulla scuola, allora costruiremo la crescita dei prossimi 20 anni".

L'interesse per la scuola del premier - sposato a un'insegnante - si è manifestato fin dai primi giorni a Palazzo Chigi, con le visite settimanali alle scuole e con il lancio di un piano per l'edilizia scolastica. Adesso però Renzi punta direttamente a "rivoluzionare la scuola", come ha spiegato nel messaggio.

I Nuovi Insegnanti

Il primo punto del nuovo piano riguarda l'assunzione in blocco nel settembre 2015 di 148.100 insegnanti (presi dalle graduatorie a esaurimento e dai vincitori e idonei dell'ultimo concorso). A cui si aggiungerebbe tra il 2016 e il 2019 l'ingresso in carriera dei vincitori di un nuovo concorso per 40.000 abilitati.

I nuovi docenti servirebbero a coprire 50.000 cattedre scoperte, 20.000 delle quali nella scuola primaria, a eliminare il più possibile il ricorso alle supplenze (60.000 insegnanti) e ad aumentare il tempo pieno, a rafforzare l'educazione artistica, musicale e fisica, a dare supporto "extracurricolare" alle varie scuole.

I nuovi assunti non andrebbero solo nella provincia di residenza, ma ovunque serva sul territorio nazionale e anche, sempre se necessario, a insegnare materie affini a quelle per cui sono entrati nelle graduatorie. Per assumerli, dice il piano, servono 3 miliardi di euro (il doppio di quanto anticipato nei giorni scorsi da varie fonti), ma l'abolizione delle supplenze porterebbe un beneficio di 300-400 milioni all'anno. La prima Legge di stabilità utile dovrebbe rendere disponibile un miliardo di euro, per coprire il periodo settembre-dicembre 2015.

Il piano prevede l'abolizione degli scatti di anzianità (con una fase di passaggio tra vecchio e nuovo sistema, comunque) e l'introduzione di un sistema di scatti triennali di competenza, di circa 60 euro netti al mese, che premierebbe gli insegnanti con più crediti didattici, formativi e professionali. Le nuove regole, secondo il governo, consentirebbero a due insegnanti su tre di poter contare dopo tre anni dell'aumento, mentre oggi il primo scatto di anzianità da 140 euro arriva solo dopo 9 anni. E, per esempio, incentiverebbero anche gli insegnanti più volenterosi a trasferirsi in scuole più "difficili", che hanno bisogno di aumentare le prestazioni, in cambio di maggiori crediti.

Dopo il 2015-2016, promette il piano, le assunzioni di insegnanti dovrebbero avvenire solo per concorso tra gli abilitati. La maggioranza dei futuri insegnanti dovrebbe frequentare un corso universitario di cinque anni, due dei quali di specializzazione in didattica.

Scuole E Lavoro

Il progetto prevede anche l'avvio entro il 2015 del sistema di valutazione nazionale delle scuole, statali e paritarie, per capire i miglioramenti da apportare nei singoli istituti, il varo di un nuovo testo unico della scuola (per abolire le misure più inutili tra quelle attualmente in vigore, dice il piano), e la selezione dei presidi con corsi-concorsi gestiti dalla Scuola nazionale dell'amministrazione.

Il governo punta su un ulteriore rafforzamento dell'autonomia degli istituti, con la possibilità, per esempio, da parte dei presidi di chiamare direttamente in cattedra gli insegnanti assegnati a una certa zona sulla base del loro curriculum. E anche sul possibile inserimento negli organi collegiali del "territorio di riferimento", cioè enti locali, imprese ed associazioni non profit che operano in ambito locale.

Nei programmi, il piano insiste sul ritorno dell'insegnamento pratico della musica e sull'educazione fisica anche alla primaria (in realtà oggi c'è in diverse scuole, ma finanziato dai genitori come offerta supplementare), sul rafforzamento dell'insegnamento delle lingue straniere. Ma anche sui percorsi di formazione-lavoro in azienda (o in organizzazioni non profit), a cui dovrebbero poter partecipare tutti gli studenti delle superiori. Mentre l'alternanza scuola-lavoro diventerebbe obbligatoria negli ultimi tre anni degli istituti tecnici e sarebbe estesa di un anno per le scuole professionali.

Infine, il piano prevede la possibilità di bonus fiscali per chi dona soldi alle scuole, ma anche di incentivi alle aziende i cui investimenti nelle scuole creano occupazione, e riconosce infine il cosiddetto crowdfunding, quello che nell'esperienza dei genitori esiste già da anni, come finanziamento diretto (ufficialmente si chiama contributo volontario) alle scuole da parte delle famiglie per finanziare acquisti importanti. In questo caso, però, la novità starebbe nella disponibilità da parte del governo di mettere a disposizione una somma pari o doppia a quella raccolta dai privati.

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