Zona euro, riduzione salari risposta parziale a squilibri - Ocse

mercoledì 3 settembre 2014 11:00
 

MILANO, 3 settembre (Reuters) - I paesi dell'euro più colpiti dalla crisi hanno cercato di recuperare la competitività internazionale persa con l'introduzione della valuta unica prevalentemente tramite la riduzione della crescita dei salari nominali reali, anche laddove sono state implementate riforme strutturali per migliorare la produttività.

E' l'analisi contenuta nell'Employment Outlook 2014 a cura dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), in cui la compressione dei salari tuttavia appare solo come risposta parziale agli squilibri emersi con la crisi.

In un riquadro espressamente dedicato al ribilanciamento degli squilibri economici nella zona euro e al ruolo del mercato del lavoro, l'Italia viene inserita nel gruppo di Paesi che hanno perso competitività internazionale con l'introduzione della valuta unica, sebbene in misura inferiore rispetto ad altri, e che hanno sofferto di più dal punto di vista occupazionale il venir meno dei capitali esteri, con la crisi finanziaria.

"In assenza dell'unione monetaria - rileva l'Ocse - la risposta migliore sarebbe probabilmente stata la svalutazione del tasso di cambio", misura però impraticabile nell'area euro.

Nell'impossibilità di usare la leva del cambio, è necessario che il ribilanciamento provenga da una crescita della produttività alternativa o accompagnata da una riduzione della crescita dei salari reali.

Sebbene la prima via sia preferibile, le riforme strutturali che la consentono richiedono tempo, e dunque l'aggiustamento, anche nei Paesi che hanno implementato riforme per migliorare la competitività, è avvenuto tramite una riduzione della crescita dei salari reali.

Per avere successo nel ridurre la disoccupazione, avverte quindi l'Ocse, è dunque necessario che i salari nominali siano sufficientemente reattivi alle condizioni del ciclo economico. In Grecia, Portogallo e Spagna, rileva l'Ocse, il costo del lavoro è in linea rispetto ad altri Paesi con un surplus commerciale, sebbene sia ancora più alto di quello tedesco.

Per rendere la svalutazione interna efficace la sola compressione dei salari non basta. E' inoltre necessario che i prezzi di produzione si adeguino al costo del lavoro, ma questo è avvenuto solo in parte, da un lato per effetto del credit crunch, che ha aumentato i costi di finanziamento, dall'altro per il basso livello di concorrenza nel mercato.

Infine, è necessaria una mobilità dei lavoratori tra settori, che dovrebbe essere incoraggiata tramite politiche attive del lavoro, incentrate sulla formazione. Queste ultime, dunque, dovrebbero accompgnare la poltiche volte a incoraggiare l'aggiustamento dei salari al ciclo economico.   Continua...